Addio Rattazzo Barista speciale che regalava il buonumore

Luca Fazzo

É morto ieri Piero Rattazzo, il barista che - nel suo locale all'angolo tra corso di Porta Ticinese e via Vetere - ha attraversato una delle epoche più difficili di Milano. Raccontava così, a un blog, se stesso e il suo mestiere: «La gente deve incontrarsi, i giovani soprattutto... Che farebbero altrimenti? Chi di noi non è stato giovane? Tutti hanno avuto il loro sacrosanto tempo per incontrarsi e divertirsi insieme... Adesso che ho cinquant'anni di carriera da oste lo so... Lo so bene... Se la gente non s'incontra va fuori di testa... E allora bisogna avere la capacità di accogliere tutti senza fare troppe storie... Ne vedo di ragazzi e ragazze con gli occhi disperati seduti in un angolo timidi timidi che magari non hanno visto nessuno per tutto il giorno e domani non vedranno ancora niente... Vengono qua per cercare qualcosa che non riescono a trovare altrove... Allora mi avvicino e chiedo cosa vogliono da bere... Che un buon calice di vino rosso fa bene anche a te... Che te lo sei meritato perché hai fatto lo sforzo di uscire da casa, di vedere altra gente... Cosa dovrei fare? Chiudere la trattoria a mezzanotte come vuole il Comune... . Se sei un vero oste e ami questo mestiere, sai benissimo che le ciucche gioiose tristi o rabbiose che siano, vanno vissute almeno fino alle due di notte... Piano piano non dai più da bere ai rabbiosi e mesci abbondante per i gioiosi e pure per quelli tristi che magari si lasciano un po' andare... È bello avere nel locale gente allegra, che ride e che scherza. Mette buon umore».

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