Milano

"È adesso che Milano ha più bisogno dei soldati. Non abbassare la guardia"

Il sottosegretario leghista all'Interno contrario al taglio di Strade Sicure: "L'emergenza non è finita".

"È adesso che Milano ha più bisogno dei soldati. Non abbassare la guardia"

«Fermamente contrario» al taglio della missione Strade sicure in città «e a ciò che dice il ministro della Difesa Lorenzo Guerini quando parla di rimodulazione dei contingenti che si occupano di pubblica sicurezza». Nicola Molteni, sottosegretario leghista all'Interno, non condivide la sostanza della decisione di ridurre i soldati a Milano e non solo. Inoltre ne contesta il tempismo. «È proprio ora che la domanda di sicurezza dei cittadini, qui ma anche nei piccoli centri, cresce. Bisogna alzare la guardia non abbassarla».


Perché è adesso che ci sarebbe più bisogno dei soldati nelle strade a integrare l'operato di polizia e carabinieri?

«Baby gang, spaccio, mala movida, occupazioni abusive, crimine organizzato che punta al denaro in arrivo dal Pnrr, immigrazione clandestina che tornerà ad aumentare con la bella stagione... Non è vero che l'emergenza è finita, al contrario: l'emergenza è più grave che mai. Non solo. Andiamo verso sfide importanti come i Giochi olimpici invernali del 2026 e uno sperato ritorno del turismo con grandi numeri».

Non è il momento di sguarnire i ranghi quindi.


«Il taglio dei soldati genera una minore percezione di sicurezza da parte dei cittadini. E in questo modo lo Stato arretra, è un profondo errore. È il momento, al contrario, di utilizzare tutti gli strumenti utili e necessari per garantire la sicurezza e i militari sono uno strumento imprescindibile».


Di che riduzione di uomini e donne stiamo parlando?


«Si tratta di un taglio di 2mila soldati più 750 del contingente straordinario su un totale di quasi 8mila. Nel contingente ordinario mille sono già stati tagliati nel 2021 e altri mille se ne andranno a luglio prossimo. Con la rimodulazione alcune città resteranno totalmente scoperte. La decisione, è bene precisarlo, non è di questi giorni. È stata presa dal governo Pd-5 Stelle con la legge di Bilancio 2021, con il voto contrario di Lega e Forza Italia.


Chi appoggia il taglio sostiene che il controllo del territorio tocchi a polizia e carabinieri. I soldati tornino «a fare i soldati».


«Tutto vero. Peccato che la legge Madia del 2015 ha ridotto gli organici della polizia di quasi 10mila unità, da 117mila a 108mila. Mancano troppe divise all'appello. Ci ridiano quei 10mila uomini e i militari potranno fare i militari. Ma in questo momento storico togliere i soldati è un grave errore politico».


Infatti i rinforzi promessi a Milano si ridurranno a poche decine.


«È un problema comune ad altre città. Con il blocco del turn over e i pensionamenti si creeranno altri buchi. Da qui al 2040 andranno in pensione 40mila agenti... Noi stiamo lavorando per le risorse destinate alle assunzioni straordinarie, era partito Minniti, poi soprattutto Salvini ministro dell'Interno e poi Lamorgese. Ma occorre tempo. Quando gli organici saranno coperti, potremo parlare di ridurre i militari nelle città».


Si è detto che i soldati devono rientrare alla base perché c'è una guerra in corso.


«È una scusa che non sta in piedi, non solo perché, come ho detto, la decisione non è di oggi. Ma a maggior ragione con una guerra alle porte dell'Europa le minacce aumentano e i militari sono fondamentali per la vigilanza interna. Per presidiare siti sensibili e strategici come ambasciate e consolati, frontiere. E per il loro ruolo di deterrenza».


A Milano cosa succederà con meno militari in strada?


«Pensiamo ad esempio ai soldati che presidiano la stazione Centrale. Se li togliamo o la stazione resta scoperta oppure impieghiamo per lo stesso servizio poliziotti e carabinieri. Che però verranno a mancare altrove in città».


Cosa si può fare dunque?


«Molti sindaci sono preoccupati e anch'io lo sono. I cittadini in questi anni hanno apprezzato la presenza dei militari, Milano in particolare dopo l'iniziale riluttanza. Dico: ascoltiamo la voce del territorio e invertiamo la scelta. Una scelta con finalità politica e ideologica cui dobbiamo opporci. Il centrodestra difenda orgogliosamente quella decisione del governo Berlusconi».

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