Alice, il sindaco che gira in trattore: "Fare, ascoltare e poi al lavoro nei campi"

Alice Zelaschi, 24 anni, è la prima donna eletta a Rivanazzano Terme, nell'Oltrepò pavese

Alice, il sindaco che gira in trattore: "Fare, ascoltare e poi al lavoro nei campi"

Dalla A di Alice alla Z di Zelaschi, cognome tipico di questa provincia di Pavia, la giovane coltivatrice, a 24 anni, con una fresca laurea in scienze e tecniche agrarie, «maturata in tempo di Covid», da una settimana e' il nuovo sindaco di Rivanazzano Terme, il suo paese. Un'esperienza come assessore all'agricoltura per candidarsi poi con la sua lista civica: «L'altra volta mi hanno dovuto dare un assessorato perché a quel turno ho preso 514 preferenze, ma non erano molto convinti e non mi hanno lasciato fare, adesso come sindaco sono consapevole della responsabilità importante che ho accettato». Mai con le mani in mano. Partecipa, studia, lavora nei campi e per questo gira in trattore: «Mi sono messa in gioco in prima persona in queste elezioni perché amo Rivanazzano, la Riva come diciamo ancora noi giovani e come dicevano i nostri nonni». Non c'è quasi tempo per festeggiare: «Questa vita mi piace - dice Alice - mi da' soddisfazione, non mi sono mai fermata a pensare alla fatica. Il segreto, forse, è fare le cose con il sorriso e questo vale quando hai a che fare con la terra, come nello studio, come quando devi ascoltare le persone per trovare le soluzioni migliori per migliorare il tuo paese».

Ascoltare e fare questa e' la filosofia del sindaco Alice Zelaschi : «Quello che ho fatto in queste settimane di candidatura e' incontrare la gente nei posti normali dal parco all'ex bocciofila, alle Terme, alla piscina: e parlando con la gente ho capito che bisogna rtrovrasi e riprendere a comunicare, solo parlando insieme possiamo trovare soluzioni e migliorare le cose. Non posso pensare di risolvere tutto con la bacchetta magica ma credo che la strada impegnativa sia quella. Anche il Municipio, ad esempio, vorrei diventasse un luogo per tutti, un posto aperto al confronto».

I problemi sono già arrivati, ad esempio la siccità e il caldo africano di questi giorni che presenta una Valle Staffora «desertica». Cosa fare? «Il cambiamento climatico per noi agricoltori non è un'emergenza di questi giorni ma lo viviamo da tempo consapevoli e alla ricerca di soluzioni e innovazioni per l'agricoltura. Non dobbiamo pensare di affrontarlo solo come emergenza ma con una cosciente programmazione che coinvolge tutta l'economia agricola circolare».

Anche qui gioco di squadra: «Possiamo intervenire facendo squadra e collaborando con le universita', con il settore della ricerca e mettendo in campo la saggezza delle buone pratiche sostenibili anche in agricoltura. Ci vuole soprattutto buon senso e deve iniziare dall'esempio coinvolgendo tutti, anche i cittadini delle campagne e delle colline dell'oltrepò, creando una coscienza di risparmio idrico e di educazione civico-agricola che è necessaria per rispettare la terra ricca e bellissima in cui viviamo, produciamo e facciamo esperienze».

Fa caldo ma questi sono venti di cambiamento: «Il mondo dell'agricoltura del resto è già profondamente cambiato, anche noi piccoli agricoltori ne siamo interpreti e dobbiamo contribuire ad una coscienza comune valorizzando una categoria lavorativa che sta tornando ad attrarre anche i giovani, fatta di abilità, resistenza alla fatica e anche intelligenza ...».

Non c'è più tempo. Il grano e'(brutto) e maturo e bisogna trebbiare, mettendolo in cascina ad attendere il prezzo giusto che speriamo verrà. E' un prezzo che ancora non c'è, eppure c'è fame di grano per via della crisi e guerra politica Russia-Ucraina. «Non bisogna avere fretta - chiude il sindaco - noi giovani a volte non abbiamo pazienza ma il tempo per imparare c'è».

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