Allevi ha preso più voti ma il sindaco sarà Pd grazie al doppio turno

Al ballottaggio con alto livello di astensione può vincere anche chi ottiene meno consensi

Allevi ha preso più voti ma il sindaco sarà Pd grazie al doppio turno

Sindaco quello che ha preso meno voti. Sembra un paradosso, anzi lo è, ma è un paradosso reso possibile dalla legge per l'elezione diretta dei sindaci. È un paradosso che si è visto all'opera domenica, a Monza, e stava per mettersi in moto anche in altri Comuni, per la gioia della sinistra, che questo sistema elettorale a doppio turno lo adora, traendone da sempre un vantaggio, potendo contare tradizionalmente su un elettorato più politicizzato e meno d'opinione, meno incline a un'astensione «fisiologica» (non di protesta) che si può verificare in estate.

Quel che accade è molto semplice: questo meccanismo elettorale previsto per i Comuni con più di 15mila abitanti, combinato con un marcato calo dell'affluenza nel turno di ballottaggio, produce una distorsione: fra i due «finalisti», può essere eletto il candidato che ha ottenuto meno suffragi, sia in termini totali (come somma dei voti conquistati nei due turni) sia come cifra elettorale massima.

Ed è appunto quello che è accaduto a Monza. Il candidato del centrodestra, il sindaco uscente Dario Allevi, si è presentato al primo turno e ha ottenuto una percentuale notevole, il 47,1%, pari a 20.891 voti. Il suo sfidante più accreditato, il candidato della sinistra Paolo Pilotto, si è fermato al 40,1%, quindi sette punti esatti sotto, con 17.677, quindi 3mila voti tondi-tondi in meno, rispetto ad Allevi.

La percentuale di votanti è rimasta piuttosto bassa, al 46,6%. Ma due settimane dopo, al secondo turno, si è notevolmente ridotta. Domenica scorsa si è celebrato il ballottaggio (a fine giugno e in un giorno solo) e l'astensionismo ha dilagato, fermando il dato dell'affluenza sotto il 37%, al 36,8%. Diecimila voti in meno espressi. Ed ecco il meccanismo infernale. Pilotto ha riportato a votare tutti i suoi elettori, superando al secondo turno i 18mila voti, mentre una parte degli elettori di Allevi - distratti, in ferie, stanchi o sicuri di aver fatto abbastanza - non sono tornati alle urne. E il candidato del centrodestra ha preso 17mila voti. Risultato? Sarà sindaco il candidato del centrosinistra, che ha preso come punta massima 18.307 voti, circa 2.500 in meno di quelli che ha conquistato Allevi al primo turno. E anche facendo la somma fra i due turni, il sindaco uscente ha ottenuto 2.300 voti più del suo sfidante. Qualcosa del genere stava accadendo anche domenica Magenta. L'elettorato di centrodestra o civico orientato su Luca Del Gobbo è tornato a votare in maggioranza, ma l'astensione ha ridotto il vantaggio sul rivale da 1.700 a 500 voti, e a Sesto da 3mila si è passati a mille.

Noto il precedente di Pavia, nel 2014. Voto molto diverso - il Pd di Renzi dilagò quel giorno - ma anche qualche analogia. Il sindaco uscente Alessandro Cattaneo al primo turno ottenne 18.350 voti (il 46,7%), 4mila di vantaggio su Massimo Depaoli, staccato di 10 punti, ma dopo il ballottaggio dell'8 giugno dovette lasciare Palazzo Mezzabarba perché il suo avversario arrivò a 17mila - con l'aiuto di altri candidati di sinistra - e lui ripiegò su 15mila. In tutto, Cattaneo ottenne 33.410 voti, e quello che divenne sindaco ne totalizzò appena 31.394. Oltre 2mila in meno.

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