Un anno su Instagram: le immagini dell'Atm in viaggio tra ieri e oggi

Dodici mesi fa l'azienda trasporti sbarcava sui social, ora ha scoperto l'amore della città

Un anno su Instagram: le immagini dell'Atm in viaggio tra ieri e oggi

Nell'attimo esatto in cui le porte del metrò si chiusero inesorabilmente sul muso deluso del viaggiatore sconfitto, quegli si abbandonò agli improperi. Vedere il treno scomparire nel buio del tunnel aveva aumentato il suo rumoroso disappunto. Sliding doors. Chissà cosa sarebbe potuto accadere ora a quello sconosciuto per una manciata di secondi bruciati da un istante avvelenato. «Coraggio - gli mormorò una signora - per uno che se ne perde un altro ne arriva...». Il tizio la guardò sorpreso. Avrebbe voluto dirle che cosa mai ne sapesse lei della sua vita. Avrebbe voluto raccontarle di quel galante appuntamento bruciato. Avrebbe perfino voluto sfogarsi snocciolandole la sequela di colpi di micro sfortuna che quel giorno l'avevano colpito. Ma non lo fece. L'unica risposta fu un sorriso di circostanza. Nel suo animo l'ira ribolliva al punto che, a placarla, giunse il buon senso.

La colpa di quella sfasatura non era di nessuno. E in fin dei conti non valeva un... accidente. Il convoglio successivo evocato dalla signora giunse in poco tempo e l'accigliato sconosciuto che si accaniva sul telefonino per fermare il tempo scoprì di non esserne capace. Si accorse che intorno a lui nessuno aveva fretta. O meglio, tutti l'avevano, ma nessuno la dava a vedere. Finì che giunse a destinazione in men che non si dicesse. E il sospirato orario, quel maledetto, era perfino giusto. Approssimativamente giusto, non scandalosamente sbagliato.

Ma lei non c'era.

E stavolta non era colpa di mezzi ritardatari. E nemmeno della sua leggerezza nel prenderli. Attese. Invano. Il cellulare non squillò mai né disdetta arrivò. Non ebbe scelta per smaltire lo scorno. E con il biglietto che valeva ben più di un'oretta salì sul primo tram abbandonandosi a un giro per la città. Vide saldatori piegati sui binari e pensò che le loro bambine, forse, a quell'ora stavano cenando mentre papà lavorava. Vide gente allegra che in Cordusio mangiava su ATMosfera, il tram della festa. Nel senso che viaggiando nel cuore di Milano serve pranzi in una sera diversa. Intima. Nuova. Vide anche chi correva. Come lui, poco prima. Una bimba in braccio a papà. Era una sera d'autunno. Uno qualunque. E, rincasato, si collegò anche lui. Scoprì che Atm non era soltanto l'azienda dei trasporti, ma era pure un soggetto social. Insomma si era evoluta. Non solo jumbo tram con discesa agevolata per i diversamente abili. Non solo ristoranti su vetture che vedeva circolare quando era bambino. Non solo tecnici nelle tenebre di una notte milanese, che facevano rima con quelli avvolti in sciarpe e dozzinali berretti, curvi su un binario nebbioso in fondo alla Ripamonti qualche decennio prima.

Erano comparsi gli hashtag, oggi li chiamano così. E immagini su Instagram. Le guardò tutte. La sfilata dei tranvieri in divisa, un tempo lontano allo scalo Messina. La coppia di sposini che il primo viaggio di nozze lo fece sul tram. Il regalo era un biglietto che costava un euro e mezzo. La famigliola che faceva il picnic davanti alla discesa della stazione San Babila. MM1. La rossa per tutti. Il coordinatore di sala nella sede operativa di Monte Rosa che sembrava dirigere un'orchestra di addetti alle linee. Invisibilmente presente. Il Milano-Corsico che trotterellava sbuffante accanto a un signore che teneva alla briglia il suo cavallo. Scene di ieri. Momenti di oggi.

La 93, che aveva preso da bambino, arrancare sotto la nevicata dell'85. Passeggeri che erano scesi a spingere il «loro» bus che era stato anche il suo. Capì solo allora che quei trasporti non erano soltanto i mezzi pubblici. Ma l'intera città li amava. E lo sguardo cadde sui messaggi. Poche parole, molti cuori. Sulla carta non si capiva se battessero forte, ma le frasi sgombravano i dubbi. Non ebbe vergogna e aggiunse anche il suo. In un anno social è stata una pioggia. Il metrò perso aveva alzato il sipario dietro le quinte. Sliding doors.

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