Appalti e costi gonfiati Affari segreti delle coop sui terreni dell'Expo

Gara al ribasso e varianti per la bonifica del sito Ma la procura ha «salvato» la Cmc dall'indagine

Luca Fazzo

É il grande fantasma delle inchieste su Expo, il fronte di indagine aperto per primo e poi svanito nel nulla. Guarda caso, di mezzo c'era il peso massimo delle coop rosse, la Cmc. L'inchiesta finì in archivio. Ma torna bruscamente d'attualità ora, dopo che la Procura generale ha fatto irruzione sulla scena di un altro grande appalto Expo, quello sulla Piastra, per cui la Procura della Repubblica aveva invece chiesto l'archiviazione. Leggendo e confrontando le carte, si scopre che i sistemi che avevano retto l'appalto per la Piastra, vinto dalla Mantovani, e su cui ora la Procura generale è tornata a scavare, erano gli stessi con cui poco prima era stato gestito l'appalto vinto dalla Cmc per la cosiddetta «rimozione delle interferenze», ovvero la bonifica del sito.

Identico anche il trucco: l'impresa sbaraglia la concorrenza presentando offerte con ribassi mostruosi, Expo evita qualunque controllo sulla «congruità», ovvero sulla sostenibilità economica dell'offerta. Poi Expo permette all'azienda di fare comunque quadrare i conti approvando in corso d'opera una serie di varianti: oltre il 50 per cento del valore nel caso della Piastra; addirittura il 100 % per le interferenze.

Già nel maggio 2012, quando all'inaugurazione di Expo mancavano ancora tre anni, le stranezze della gara vinta dalla Cmc avevano portato la Guardia di finanza a bussare alla sede della Metropolitana milanese, dove l'appalto era stato progettato. Era sembrata l'apertura ufficiale del fronte giudiziario di Expo. Invece quel filone ha partorito un topolino, la condanna a un anno e mezzo di carcere di un dirigente di Mm, Dario Comini, che aveva provato senza riuscirci a farsi dare una mazzetta da un costruttore, tale Locatelli, arrivato al terzo posto. La Cmc era rimasta fuori dall'inchiesta.

Però adesso vengono depositate le carte dell'altro filone, quello sulla Piastra e la Mantovani. Ed ecco cosa dice a verbale Piergiorgio Baita, manager dell'impresa vincitrice: «Il progetto era sostanzialmente irrealizzabile senza sostanziali varianti (..) fin dal momento della nostra offerta eravamo consapevoli che quel tipo di contratto avrebbe potuto essere remunerativo solo con delle varianti che dovevano necessariamente essere introdotte (...) queste posizioni sono state riferite nel corso di una riunione alla presenza dei vertici Expo (...) il tutto fu oggetto anche di una lettera con la quale si invocava un trattamento analogo a quello che Expo aveva adottato per l'appalto con Cmc relativo alla rimozione delle interferenze. In quel caso Cmc non aveva iniziato i lavori se non dopo l'approvazione delle varianti». La coop rossa, insomma, avrebbe messo Expo di fronte a un aut aut: o altri soldi, e tanti, o non lavoriamo. E di quell'appalto parla anche Antonio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, quando spiega perché il ribasso clamoroso della Mantovani per lui andava respinto, e come fin da subito i vertici di Expo pensassero invece di rimediare garantendo le varianti in corso d'opera: «L'appalto precedente, quello della rimozione delle interferenze, è stato affidato a 60, la prima variante valeva come tutto il contratto, ritengo che non sia una cosa ragionevole».

Alla fine, l'esborso per Expo non mutava: ma a venire travolta era la trasparenza delle gare d'appalto. Adesso l'inchiesta sulla Mantovani è riaperta. Per indagare sulle Coop, forse è troppo tardi.

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