Assicurazioni online smascherata la truffa. Chiusi 222 siti pirata

Usati loghi contraffatti di compagnie famose. I clienti si trovavano senza alcuna copertura

Assicurazioni online smascherata la truffa. Chiusi 222 siti pirata

I giganti del web si mettano una mano sulla coscienza, ma si guardino anche le spalle, perché non si può ammettere «che il web sia un posto senza regole». Dopo la battaglia contro la fake news - su cui il numero uno di Facebook, Mark Zuckerberg, aveva promesso qualche tempo fa l'impegno della sua società - dalla procura di Milano arriva un altro appello. Che è anche un avvertimento. A inviare il messaggio è lo stesso numero uno della procura, Francesco Greco, nel presentare l'indagine che ha portato a indagare cinque persone per truffa aggravata, frode ed esercizio abusivo dell'attività di intermediazione assicurativa e ad identificarne altre 74. Almeno un migliaio le vittime a cui sono state vendute false polizze temporanee per una media di 200 euro ciascuna e i cui dati erano stati rubati e usati come intestatari di alcuni dei siti incriminati, configurando così anche l'ipotesi di furto di identità (e autoriciclaggio, in alcuni casi). Non un giro di soldi piccolo, se è vero che si aggira sui 700mila euro.

I top player del web «collaboreranno», un po' perché conviene anche a loro tutelarsi da «chi vende prodotti falsi» e un po' perché altrimenti ci penseranno gli inquirenti: già ieri mattina è stata inviato a Google un decreto di esibizione documenti. Il gigante di Cupertino dovrà fornire le carte - posto che esistano - o comunque i file che attestano come i portali truffaldini si profilavano e pagavano per essere indicizzati, ovvero apparire per primi nelle ricerche. Informazioni che di solito le grandi aziende tech sono restie a dare, trincerandosi dietro l'immaterialità di internet e la mancanza di «empatia» con i clienti: elemento che li rende più fragili, come ha sottolineato il procuratore aggiunto Eugenio Fusco, titolare dell'indagine insieme al pm Christian Barilli.

Un po' come capita con le fake news, anche le «fake insurance» ideate dai cinque napoletani indagati (solo due sono collegati tra loro, ma tutti hanno precedenti specifici per frode online) «inquinavano il mercato», portando i consumatori a «non avere fiducia nei canali informatici che invece sono sicuri», ha considerato la rappresentante dell'Istituto per la vigilanza sulle Assicurazioni, Maria Luisa Cavina. Unica avvertenza: «Insospettitevi se vi propongono di usare le prepagate: non si può».

Proprio l'Ivass ha collaborato, mentre i finanzieri esaminavano 222 siti sospetti (una cinquantina in Italia e cinquanta all'estero) e li oscuravano; un centinaio, allo scattare delle ispezioni, si sono auto censurati vendendo le posizioni sui server. Rimane da valutare se i motori di ricerca possano essere coinvolti sul piano «penale, civile e amministrativo», per aver pubblicizzato «siti spudoratamente falsi»: qualcuno si chiamava Axo, scimmiottando la ben più nota compagnia Axa (una di quelle che peraltro ha denunciato), altri usavano direttamente i loghi delle grandi società, come Generali e Allianz, fingendo di vendere i loro prodotti a un prezzo molto più basso.

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