Ats: "Indice Rt dimezzato. È merito dei primi divieti"

Il dg Bergamaschi: "Il trend del contagio scende ogni giorno". Fontana: "Mie misure opportune"

A Milano «l'Rt sta continuando a scendere, dal 2,5 che ha caratterizzato le due settimane successive all'apertura delle scuole, oggi siamo a 1,25» annunciava ieri mattina il direttore generale dell'Ats Milano Walter Bergamaschi. Stiamo parlando dell'indice di trasmissibilità del virus in un dato momento, ovvero del numero di persone che potenzialmente posso venire infettate da un Covid positivo. Indice che «si sta riducendo di giorno in giorno», ma per poter tirare un sospiro di sollievo bisognerà aspettare che il trend si consolidi verso il basso. Per Bergamaschi questo è «segno che non solo le misure più recenti, che ancora non possiamo misurare, ma già quelle adottate due settimane fa, stanno facendo il loro effetto». Tradotto: iniziano ora a vedersi i risultati delle prime misure restrittive adottate il 21 ottobre da Regione Lombardia, come ribadisce anche il governatore Attilio Fontana. «Rispetto al resto del Paese abbiamo un piccolo vantaggio, il 21 ottobre la Regione emise una prima ordinanza, che fece un po' di polemiche ma che sta dando qualche piccolo ma significativo risultato. Speriamo che questa ordinanza e poi l'intervento del governo possano riuscire ad abbassare la linea dei contagi».

Contagi e malati che continuano a crescere tanto che ieri nella provincia di Milano si contavano 4.066, nuovi casi di cui di 1.375 solo in città. In tutta la regione si sono registrati 9.291 nuovi positivi, 18 nuovi ricoveri in terapia intensiva, che portano a 782 i letti occupati e 140 negli altri reparti, per un totale di 7.047 malati.

Tanto per dare un'idea dell'ondata che sta comunque travolgendo Milano, ieri al pronto soccorso dell'Ospedale Sacco sono stati registrati «14 codici rossi, 21 gialli e 23 verdi. La proporzione parla da sola. I codici verdi sono arrivati in ospedale non avendo avuto risposte sufficienti dal contesto territoriale. Le persone ci pensano due volte prima di venire inutilmente in ospedale». A dirlo è il responsabile di Malattie infettive Massimo Galli. «Da noi c'è una situazione di pressione significativa, l'ospedale è carico di pazienti e grande spazio non c'è e non ce ne sarà nei prossimi giorni».

Parallelamente riparte la ricerca di posti letto per le quarantene e gli isolamenti di pazienti positivi dimessi dagli ospedali, tanto che ieri il governo, durante l'incontro con le Regioni ha parlato della necessità di istituire un Covid hotel per ogni provincia. Gli indennizzi ai proprietari degli hotel saranno a carico dello Stato, il personale a carico delle regioni. A Milano è l'hotel Astoria, tre stelle in viale Murillo, a ricevere il testimone dall'hotel Michelangelo, che fu il primo Covid hotel nel periodo clou dell'emergenza, ospitando tra marzo e giugno 511 persone. Dal primo novembre è l'Astoria, che ha partecipato al bando dell'Ats Milano, a essersi trasformato in un hotel per la quarantena con le sue 70 camere per accogliere malati che non necessitano di ricovero, ma di un luogo in cui stare in isolamento per non contagiare familiari o comunque altre persone. Gli ospiti, in prevalenza italiani, hanno seguito un iter sanitario, attraverso il medico di base o il pronto soccorso, per l'assegnazione di una camera. Altre 70 camere doppie e 17 appartamenti sono stati messi a disposizione dalla residenza Adriano, Rsa nuova e mai partita.

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