Boom di richieste ma il centro per la vita rischia di chiudere

Boom di richieste ma il centro per la vita rischia di chiudere

Si è presentato alla sede del Centro aiuto alla vita con un assegno da 10mila euro. «Ecco, questo è per voi. Oggi ho preso la liquidazione». E se ne è andato, senza nemmeno lasciare il suo nome. Un donatore anonimo mandato da cielo ai volontari del Cav di via della Commenda. Già, perché il centro, che assiste le mamme in difficoltà economica e le aiuta a non abortire, ha le casse totalmente all'asciutto. Grazie all'inaspettata donazione riuscirà a tirare avanti un altro po', ma la situazione dei bilanci è tragica.
Non ci sono soldi, non ci sono più passeggini da donare, né corredini o culle. E sono anche finite le scorte di pannolini, per cui solitamente il centro spende 140mila euro all'anno. Eppure le richieste di aiuto sono tantissime. «Al momento - spiega la direttrice Paola Bonzi - abbiamo in carico 2mila donne e le nostre spese sono altissime: circa 5mila euro al giorno. La situazione è diventata insostenibile».
Per questo la squadra delle volontarie lancia un appello alla città e alle aziende. «Chiediamo una mano per raccogliere materiale per le neo mamme in difficoltà. Va bene tutto, dalle carrozzine ai fasciatoi». Altrimenti? «Altrimenti - spiega rammaricata Paola Bonzi, che nel progetto del Cav ci mette l'anima - a giugno tireremo le somme e, se non riusciremo più a occuparci di nuove richieste, decideremo di smaltire i casi che stiamo seguendo e stop».
La situazione è «degenerata» a causa del boom di richieste di aiuto: il 30% in più dal settembre del 2012, soprattutto dal parte di donne straniere. Il fondo Nasko istituito dalla Regione Lombardia (250 euro al mese per 18 mesi alle donne a rischio aborto, fondo poi ridotto a 100 euro al mese) ha avuto un successo incredibile e da quel momento il lavoro al Cav, incaricato di «gestire» le richieste, è aumentato in maniera esponenziale. Tuttavia il centro né ha mai ricevuto fondi dalla Regione né è mai stato in grado di pagare un dipendente, quando in realtà sarebbe servito un impiegato che si occupasse dei moduli e delle verifiche sui singoli casi. Il centro infatti deve controllare gli scontrini presentati dalle donne che chiedono rimborsi e ogni tre mesi riceve le mamme assistite dalla Regione per monitorare la situazione. Ma fare tutto questo solo con le forze del volontariato è dura. «Inoltre quando il fondo Nasko è stato congelato per due mesi - spiega la direttrice - alle donne abbiamo pensato noi con i nostri soldi». La Regione ha voluto poi aprire una nuova «linea di credito» con il fondo Cresko (75 euro al mese per i pasti del primo anno di vita del bambino). Risultato: il numero di richieste è cresciuto in modo ingestibile. «I contributi della Regione vengono dati solo alle mamme con un reddito Isee inferiore ai 4mila euro. Tuttavia a noi si sono rivolte tantissime altre mamme che non rientravano nei parametri ma che erano comunque in serie difficoltà». Le volontarie hanno cercato di aiutarle tutte, ma ora l'impresa diventa impossibile.

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