Brera, Scalo Farini e Idroscalo, ora l'Accademia si fa in tre

Il Campus delle Arti avrà aule digitali e un maxi teatro Verso l'accordo con Segrate per una cascina restaurata

Brera, Scalo Farini e Idroscalo, ora l'Accademia si fa in tre

«Io non sogno altro che un capannone, sarebbe la nostra ancora di salvezza». Già ai primi del Novecento l'architetto e teorico del restauro Camillo Boito invocava più spazio per l'Accademia di Brera. Lo ha ricordato ieri la presidente Livia Pomodoro, che ha scelto di inaugurare l'anno accademico 2018/19 non nella sede di via Brera 28 («che resta e resterà anche in futuro la nostra sede principale, è il nostro dna») ma in quello che, oggi sì, è ancora capannone delle ex ferrovie, allo scalo Farini, ma diventerà presto il «Campus delle Arti». E Pomodoro si spinge ancora più in là: «Non è l'unica soluzione a cui stiamo pensando - ha anticipato -, stiamo cercando di siglare una convenzione con il Comune di Segrate per utilizzare una cascina restaurata vicino all'Idroscalo», vicino al Museo degli artisti inaugurato nel 2016. Le tappe per approdare a Farini con la «Brera bis» in realtà si sono già allungate, l'accademia sperava di aprire l'anno già nella nuova sede ma i cantieri sono in corso e la «fase 1», ossia il trasloco dei primi 1.460 studenti dalle sedi distaccate da viale Marche e Arcore nelle trenta aule che saranno realizzate negli spazi delle ex Poste (costo dell'operazione quasi 3 milioni) scatterà il prossimo autunno. Bisogna azzardare almeno il 2020 per la conclusione del Campus, circa 15mila metri quadri complessivi, un piano da 25 milioni che è a caccia (anche) di fondi da Roma. Il progetto rientra nell'Accordo di programma per il recupero dei vecchi scali, Fs e Comune ad aprile presenteranno il masterplan vincitore per Farini e nel piano generale dovrà contemplare l'Accademia. Lì si trasferiranno in particolare i laboratori attrezzati di dimensioni maggiori, scultura e restauro, nel complesso in vetro e acciaio sono previsti anche spazi espositivi aperti al pubblico, per mostre temporanee e del patrimonio dell'Accademia, caffetteria con tavolini all'aperto, bookshop. Il progetto disegnato dal Politecnico di Milano prevede (già nella prima fase) tre aule a capsula per lo studio fotografico, di fonologia e illuminotecnica, completamente insonorizzate e oscurate. Negli spazi didattici si useranno monitor di grande formato in sostituzione dei videoproiettori per evitare ogni volta l'oscuramento di aule e laboratori. Nella «fase 2», di occupazione definitiva della parte dell'ex deposito Fs, è prevista anche una parte per lavoro ed esposizione all'aperto di 2.150 mq. Saranno preservate le pavimentazioni storiche in acciottolato e in lastre di granito. Nello spazio dell'atrio centrale verrà realizzato un grande teatro aperto, in legno su struttura a telaio da ponteggio in alluminio, per conferenze e proiezioni. Previste una serie di passerelle a rampa e scale di collegamento tra i livelli.

A siglare il momento storico, la consegna della laurea Honoris Causa al grande compositore Ennio Morricone e a Hilal Elver, delegata Onu per il diritto al cibo. Morricone invita i giovani a lavorare «con umiltà» anche se è negativo per il futuro dei compositori, «oggi c'è meno spazio e si usano sintetizzatori falsi e brutti». Sulla proposta leghista di trasmettere in radio una canzone italiana ogni tre ribatte che, italiana o straniera, «va fatta passare solo musica di qualità».

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