Il Consiglio sul terrorismo? Un duello Fallaci-Terzani

In Lombardia destra e sinistra scomodano i due giornalisti con citazioni a raffica, ma non riescono a votare un no unanime contro i fanatici estremisti

Il Consiglio sul terrorismo?  Un duello Fallaci-Terzani

I consiglieri lombardi non riescono a trovare un accordo unitario per esprimere il loro no al terrorismo. E allora che fanno? Prendono in prestito le parole di due giornalisti del calibro di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani, pescando un po' qua e un po' là nei loro testi. Dai banchi del centrodestra la Lega sfodera passaggi della «Rabbia e l'orgoglio» e sfoglia «La forza della ragione», citando a man bassa il Fallaci-pensiero.

Il Pd rilancia scomodando passaggi de «Il Sultano e San Francesco», la lettera aperta che Terzani scrisse alla collega e conterranea dopo l'attentato delle Torri gemelle di New York. Ne scaturisce un Consiglio regionale in cui si vola altissimo. O almeno ci si prova. E, dai loro banchetti, con libri e fotocopie evidenziate alla mano, i consiglieri fanno la parte di bravi scolari che ripetono ad alta voce illuminati proclami ma che, alla fin fine, non riescono a trovare la soluzione al problema. Pur scomodando la Fallaci, il Carroccio non riesce a far valere le proprie ragioni ed è addirittura costretto a rinunciare alla proposta di distribuire i suoi libri nelle scuole pur di accaparrarsi il voto del Pd, che tenta di relegare in soffitta gli scritti della giornalista. Tuttavia non basta, la sinistra vuole di più.

Chiede che dal documento anti terrorismo venga anche cancellato ogni riferimento alla legge sui luoghi di culto, quella che è stata ribattezzata la legge «anti moschee». Così è troppo, il centrodestra non vuole sentire ragioni. Fine delle trattative: il Pd non vota il provvedimento. Niente unione in aula, nemmeno quando c'è da opporsi alla violenza degli estremisti. Viene approvato solo l'ordine del giorno che invita il governo a stanziare più risorse per la sicurezza, a intensificare i controlli alle frontiere, a prevedere i militari nelle città, a controllare i luoghi a rischio e i centri di preghiera islamici. Per il resto prevale quella forma di «islamicamente corretto» che impedisce di formare all'unanimità un provvedimento comune.

«È praticamente impossibile trovare un'intesa - spiega il capogruppo della Lega Nord, Massimiliano Romeo - con chi ha difficoltà ad usare il termine Islam o l'aggettivo islamico, riferiti al terrorismo, e con chi nega che possano esistere problemi nelle moschee». Per il capogruppo di Ncd, Luca Del Gobbo, che comunque vota a favore dell'odg del centrodestra, «dovevamo dare un segnale unitario di condanna al terrorismo, non per inseguire il politically correct ma perchè l'unità è un principio imprescindibile da cui è necessario partire, come ci aveva chiesto anche il presidente Maroni: per questo trovo irresponsabile l'atteggiamento di chi, tra la maggioranza e l'opposizione, non ha contribuito a questo scopo». «Agli ordini del giorno unitari - spiega il capogruppo di Fdi, Riccardo De Corato - preferisco la chiarezza di Hollande e della Tunisia. E la chiarezza si dimostra coi fatti, non con ordini del giorno condivisi».

Di «mozione di equilibrio, concreta ma senza cedere alla demagogia», parla invece il capogruppo di Fi, Claudio Pedrazzini, rivendicando di aver mediato nella maggioranza e sottolineando che davanti al fondamentalismo «il pericolo è grande

ma non tutto l'Islam è integralista». «L'appello all'unità dello stesso Maroni, - commenta Enrico Brambilla, capogruppo Pd - è stato vanificato dal suo stesso partito. È davvero una brutta pagina della politica lombarda».

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