Contagi raddoppiati in città (ma sono triplicati i tamponi)

Risalgono gli infettati in regione. E anche i deceduti A Milano 848 casi, ma i test passano da 2.600 a 6mila

«Sono preoccupato...» ha detto ieri il governatore lombardo Attilio Fontana. Preoccupato perchè dopo tre giorni di lieve discesa, tre giorni di velatissima speranza, ieri il virus è tornato alla carica. «I dati sono brutti- ha spiegato Fontana- e quindi occorre tenere ancora alta la guardia». E occorre ancora fare i conti con un bollettino giornaliero «negativo» che ieri ha visto in Lombardia 2.534 nuovi casi per un totale di 34.889 positivi. I pazienti che non ce l'hanno fatta sono stati 387 e così diventano 4.861 le persone decedute. Ventisette sono stati i nuovi ricoveri in terapia intensiva, 655 i nuovi ingressi negli altri reparti per un totale 10.681. «Purtroppo sono dati che segnano una crescita, anche significativa- ha detto l'assessore al Welfare Giulio Gallera- Ma crescono in maniera significativa anche coloro che sono guariti. I pazienti dimessi dagli ospedali sono arrivati in fatti a quota 7.839 con una crescita di 1.501 in un giorno, mentre due giorni fa avevamo una crescita di 990. Quindi ci sono molte più persone guarite che tornano a casa. E questa è una bella notizia».

Una crescita «molto forte» è quella dei contagiati per Covid-19 a Milano, che da ieri sono stati 848 portando a 6922 il numero dei positivi tra città e provincia, con un dato che è più del doppio di quello dei giorni scorsi. E questo è il timore più grande perchè, come è già stato detto e ripetuto, è proprio in città che si gioca la battaglia finale contro il coronavirus. «Ho visto il dato e ho subito chiamato gli ospedali, che però non hanno evidenziato una crescita di accessi ai pronti soccorsi - ha spiegato Gallera - Potrebbe essere che si tratti di una crescita nel numero dei tamponi fatti in questi giorni, ma non corrispondono a più ricoveri. Quando ho letto questi dati ho sentito un peso, ma ho capito che erano legati a strategia diversa, quindi non dobbiamo prenderli in modo negativo». Il raddoppio dei contagi tra Milano e provincia potrebbe quindi essere legato all'aumento significativo del numero dei tamponi che eri sono stati 6.047 contro una media di 2.600 nei giorni scorsi. Un'ipotesi suffragata anche dal professor Federico Perno dell'ospedale Niguarda di Milano: «Abbiamo cominciato a misurare chi si è infettato tra 7 e 14 giorni fa e che comincia ad avere sintomi- spiega- Nel momento in cui aumentiamo la tamponatura, inevitabilmente assistiamo ad un aumento dei casi positivi, che altro non sono che nuove diagnosi. I dati dunque vanno visti con cauto ottimismo». Secondo il medico con il nuovo metodo, andando a tamponare gli operatori anche nelle Rsa «stiamo cercando di capire che cosa avviene nella popolazione e stiamo uscendo dal ghetto dell'analisi di persone gravi che necessitano di ricovero, per andare sul territorio». Gallera ha poi ricordato che sono oltre 100mila i dipendenti del sistema sanitario e oltre 8mila medici di medicina generale che stanno cominciando a fare i tamponi.

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