Il corpo racconta il linguaggio di antiche civiltà

Andrea Bisicchia

Il Festival dell'Oriente è uno degli appuntamenti più attesi di Milano, non solo perché permette al visitatore e allo spettatore di conoscere una vasta gamma di proposte, ma perché lo induce anche a delle riflessioni che riguardano discipline diverse, dalla danza al teatro, dalla performance alla installazione, dalla spiritualità esibita a quella interiorizzata, attraverso i linguaggi scenici, oltre che le varie tecniche che coinvolgono l'induismo, il buddismo, lo zen, il taoismo, lo sciamanesimo etc, grazie anche alla presenza di esponenti notevoli delle varie religioni, tra i quali i monaci tibetani, vera novità del Festival. Per quanto riguarda gli spettacoli di danza, forse i più numerosi, lo spettatore potrà assistere alla «Danza dei Leoni sui Pali», a quella mongola del gruppo «Khukh Mongol», a quella di Huygur, a quella Bhangra di origine pachistana e a quelle coreana, indiana, thailandese, mongola. Accanto alle danze, occorre ricordare le splendide cerimonie, quella cinese, in particolare, accompagnate da voci soliste, o quelle dell'Uzbekistan, caratterizzate da un connubio tra passato e presente, e quella del Mandala. Come non assistere alla Cerimonia del The giapponese e alle arti degli sciamani, attraverso i loro happening coinvolgenti! Non mancano le danze tribali e quelle del ventre, così come non mancano i concerti con i tamburi classici indiani. Un posto particolare merita anche la ristorazione che specifica la molteplicità delle culture. Conoscere il mondo orientale e la sua storia, attraverso manifestazioni diverse, vuol dire anche poterlo confrontare con la nostra cultura, quella di un Occidente meno rituale, più verbocentrico. Per esprimersi, gli artisti del mondo orientale non utilizzano la parola, bensì, il corpo che diventa un vero e proprio pentagramma, una maniera di comunicare il pensiero, con una forma di ascetismo che fa, del gesto e del corpo, materiali per esprimere un aspetto del sacro che si manifesta anche attraverso i costumi che alimentano il significato mistico del loro rapportarsi con lo spettatore che, dinanzi al palcoscenico e alla fenomenologia dell'attore, rimane affascinato.

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