In corsia al Trivulzio diventato ospedale che curò più di 35mila reduci dal fronte

Sotto i riflettori documenti inediti dei ricoverati, fra i quali molti ex allievi

Una delle più antiche istituzioni milanesi, il Pio Albergo Trivulzio non è stata soltanto quello che oggi continua a essere. Da allora - ed era molti secoli fa - è rimasta l'eredità solidale che negli anni tragici della Grande Guerra gli hanno in parte modificato profilo e finalità. Oggi, a un secolo dalla fine del conflitto, una mostra rievoca e ripercorre esperienze che dopo quella triste stagione sono finite negli archivi dell'ente e riguardano un'amara ma importantissima parentesi della vita del Pat.

Negli anni che andarono dallo scoppio delle ostilità al suo epilogo, il Trivulzio si è trasformato nel principale ospedale militare di riserva e ha accolto e curato oltre 35mila soldati come testimonia anche l'ampissima e dettagliata documentazione che ha riguardato ogni ferito ricoverato nella struttura. Questo immenso materiale è diventato il corpus portante della mostra allestita nei saloni del Pat fino al 30 novembre con ingresso libero, tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. Fotografie e pannelli relativi ai militari che hanno preso parte al conflitto e furono curati in questo centro di cure, nato come ostello per bambini senza famiglia o con genitori che non potevano occuparsi di loro, illustreranno biografie e gesta dei tanti sconosciuti che rischiarono la vita e in qualche caso la persero per difendere la patria.

Sei anni - dal 1915 al 1921 - rappresentano l'arco storico temporale coperto dall'esposizione che associa i giovani, partiti per il fronte e poi ricoverati per le ferite subite, accanto agli ex allievi dell'orfanotrofio Martinitt che pure presero parte ai combattimenti, dopo essere cresciuti tra le mura milanesi del Trivulzio. In questa chiave prospettica, la mostra tende anche a non dimenticare chi vi ha raggiunto l'età della ragione per poi essere reclutato in una delle guerre più sanguinose e dolorose del Novecento.

Settanta pannelli e quattro teche spiegano - oltre al resto - anche il contributo fondamentale offerto dalle donne che, pur non prendendo parte direttamente alle battaglie, in campo sociale ebbero un ruolo rilevante. Toccò infatti a loro sostituire gli uomini che erano partiti per il fronte, sobbarcandosi lavori impegnativi e in molti casi anche usuranti. In questo senso, il percorso espositivo documenta pure l'impiego femminile in anni in cui esso era tutt'altro che scontato.

Il visitatore si troverà di fronte a una galleria di pezzi unici, inediti, mai usciti dagli stessi archivi del Trivulzio anche per il crudo impatto psicologico nel raccontare le sofferenze e le perdite di vite umane causate dalla guerra anche nell'ambito delle persone che gravitavano intorno al Pat. La mostra sarà aperta anche il 4 novembre, ricorrenza dedicata alla Grande Guerra. Una lunga storia di assistenza che coinvolgerà anche gli ospiti attuali della residenza per anziani. Centenari e ultracentenari riceveranno una medaglia commemorativa che intende celebrare chi visse in prima persona quei tragici anni.

SteG

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