Critiche Brescia e Mantova. Lombardia sul filo del rosso

Esperti allarmati per il tasso di occupazione delle terapie intensive. Speranza: "Peggioramento generale"

Raddoppiano i nuovi contagi nel giro di ventiquattro ore, che passano dai 1.146 di martedì (su 15.664 tamponi) a 2.245 di ieri (su 31.880). Nei giorni precedenti i nuovi positivi avevano visto un andamento altalenante: saltando dai 1.431 di lunedì (su 13.356 tamponi) ai 3.267 domenica (su 25mila tamponi) ai 2.506 di sabato (su 24.847 tamponi). Il dato che ieri lasciava aperto qualche spiraglio in regione era il tasso di positività, sceso al 7 per cento (lunedì era al 10). Un dato che gli esperti considerano «poco» perché sempre relativo al numero di tamponi effettuati e che quindi non è così indicativo dell'effettivo andamento della pandemia.

Quello che spicca in questo momento, alla vigilia della riunione del Cts nazionale, che deciderà sulla base dei nuovi parametri la collocazione della nostra regione in fascia arancione o rosso, sono due: la situazione critica delle province di Mantova e Brescia e il numero dei posti letto in terapia intensiva. Per quanto riguarda Brescia ieri si registravano 365 nuovi casi, 202 a Mantova contro i 118 per esempio di Bergamo e i 129 di Monza e Brianza. Peggio Milano, che non è considerata dagli esperti in una situazione allarmante con 544 nuovi casi sul territorio provinciale e 215 in città. Martedì si contavano 135 nuovi positivi a Brescia e 154 a Mantova, lunedì 289 a Brescia e 65 a Mantova, 75 a Bergamo e 142 nella città di Milano. Il 7 gennaio però a Brescia si registravano 455 casi e 125 a Mantova, il giorno precedente 681 a Brescia e 274 a Mantova. Lo spostarsi dell'epidemia, che a novembre e dicembre si era concentrata tra Milano, Monza e Varese, e che si è ora spostata sembra essere dovuta alla vicinanza e ai contatti con il Veneto.

Altro grande tema è il tasso di occupazione delle terapie intensive che fino a ieri si attestava sul 38 per cento. I direttori delle unità operative di Rianimazione e Terapia intensiva sottolineano come la curva non scenda o meglio che vada «a pareggio» tra il numero dei nuovi ricoveri e le dimissioni. In sostanza le terapie intensive sono ancora «cariche» di pazienti della seconda ondata, generalmente anziani, che si fa fatica a dimettere perché richiedono riabilitazione respiratoria e quindi tempi lunghi. Anche ieri il dato era di 462 posti letto nei reparti ad alta intensità di cura occupati su un numero massimo di 1275. La preoccupazione di medici ed esperti è che nel caso di una terza ondata «corposa» non si riesca a far fronte alle necessitò di ricoveri, vista la situazione ancora critica negli ospedali. A differenza di giugno, quando a un certo punto i reparti si sono svuotati, ora sono occupati per oltre un terzo: se in Regione si tengono le dita incrociate sperando che l'indice Rt rimanga sul 1,24 della settimana scorsa e, quindi si possa rimanere in fascia arancione, gli esperti sarebbero più orientati per la fascia rossa. Non lasciano molti spiragli le parole del ministro alla Sanità Roberto Speranza in Parlamento: «Questa settimana c'è un peggioramento generale della situazione epidemiologica in Italia, aumentano le terapie intensive, l'indice Rt e focolai sconosciuti. Non facciamoci fuorviare. L'epidemia è nuovamente in una fase espansiva».

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