D'Alfonso attacca i colleghi: «Così non arriviamo a Natale»

L'assessore solitario: «I consiglieri? Senza più riferimenti politici». Il Pd chiede un incontro urgente al sindaco ed è pronto a farlo fuori

Far infuriare tutti i consiglieri di maggioranza quando a breve dovranno affrontare in aula la maratona del Bilancio 2013 votato dalla giunta, è un bell'autogol. Ma ci è riuscito ieri l'assessore alle Attività produttive Franco D'Alfonso, che già - dicevano giusto qualche giorno fa alcuni dei suoi colleghi - «sta tirando troppo la corda». Una gestione troppo autonoma del suo settore, l'ultimo in ordine di tempo è stato il piano degli orari nei luoghi della movida.

Zero coinvolgimento dei consiglieri di centrosinistra. Ma non sorprende, visto che in un lunghissimo intervento scritto ieri per ArcipelagoMilano, settimanale on line di politica e cultura milanese diretto dall'ex editorialista Luca Beltrami Gadola, ne ha per tutti e soprattutto per loro. «La giunta è sola, politicamente parlando - scrive desolato l'assessore -. Il Consiglio comunale è dominato dalla presenza di almeno 20-22 su 29 consiglieri di maggioranza che non sanno bene cosa fare o che riferimento politico avere e, come sempre succede in questi casi, si fanno dare agenda e linea dalle dichiarazioni prestampate dei consiglieri di opposizione».

In città «l'attività delle forze politiche, associazioni, club, circoli ecc. è marginale e priva di una guida o di uno sbocco univoco». Attacca con «lo sfarinamento dei partiti, il conservatorismo e l'immobilismo dei sindacati, la scarsità d'idee e di generosità dell'imprenditoria per la città (chiede solo l'uso di Duomo e Castello per le manifestazioni, sai che ideona)». Il «fervore dei comitati di quartiere è centrato sull'avere il posto e l'accesso auto nell'isola pedonale».

E ammette «alcuni veri e propri fallimenti della giunta-movimento-partito. Gli arancioni «non si sono strutturati in partito per puntare tutto sull'accordo con il Pd e con Bersani ma è stata scelta di realpolitik, ci ha portato a estenuanti trattative d'aula con la maggioranza prima che con l'opposizione». E la campagna di Bersani? «Non esprimeva un'idea che fosse una». Continua con la macchina comunale, «rimasta un imbarazzante trabiccolo, in due anni siamo riusciti a cambiare poco o nulla: il sistema non funziona oggi come non funzionava con la Moratti». Se la prende anche con gli articoli di Gardella su Repubblica sul Pgt, «incentrati su quello che non si è fatto».

Ora sul Bilancio chiede un colpo di reni: «O la giunta assume una posizione politica chiara sul federalismo fiscale, Expo, città metropolitana, guidando e non subendo il confronto col governo, o non arriviamo politicamente vivi alla fine dell'anno».

La lettura ha fatto infuriare il Pd: «Non rispondiamo alle sue affermazioni perché abbiamo una cultura politica diversa, usa a lavorare per risolvere i problemi e non ad insultare tutto il mondo, imprenditori, giornalisti, lavoratori del comune, consiglieri comunali, sindacati - scrivono in una nota dopo una riunione del gruppo - Chiediamo un urgente incontro al Sindaco, a cui rinnoviamo la nostra totale fiducia, per chiarire se l'assessore si riconosca ancora in questa maggioranza».

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