Discoteche chiuse ma i divieti non valgono per i centri sociali

Mentre un intero settore va a picco, i centri sociali di Milano continuano con gli eventi e i concerti nel totale silenzio dell'amministrazione Sala

Discoteche chiuse ma i divieti non valgono per i centri sociali

Le discoteche del Paese ancora non vedono la luce. Di volta in volta viene rinviata la loro riapertura e anche quando sembrava che ormai tutto fosse stato definito, nulla è stato concesso. E così i locali da ballo continuano a restare chiusi, con conseguente grave danno economico. La stagione estiva è ormai avviata e i giovani che cercano le vacanze all'insegna del divertimento vanno altrove. Le regole sono regole e devono essere rispettate ma tutto questo non vale per i centri sociali, che invece sono liberi di organizzare concerti e serate senza che vi sia alcun controllo.

Questa è la denuncia di Silvia Sardone, consigliere comunale della Lega ed europarlamentare, che ha portato alla luce quanto avviene al Leoncavallo, uno dei centri sociali più famosi e attivi di Milano. "Continua lo scandaloso asservimento della sinistra milanese ai centri sociali. Mentre le discoteche sono costrette a tenere chiuse le piste da ballo, al Leoncavallo le regole non esistono. Certo, non è una novità ma a furia di tirarla la corda rischia di spezzarsi", sostiene la Sardone. È sufficiente aprire la pagina Facebook del più noto dei centri sociali di Milano per avere contezza degli eventi organizzati.

Le sue parole sono confermate dalle tante segnalazioni dei cittadini di Milano, stanchi di una situazione che si protrae senza soluzione di continuità da ormai troppi anni. Basta fare un giro sui social per capire il disagio che vivono i cittadini che abitano nei pressi del Leoncavallo. "La musica a un milione di decibel a mezzanotte di domenica al Leonka, che non si riesce nemmeno a sentire la TV chiusi in casa, quando la mattina dopo ci si deve svegliare all’alba per andare a lavorare, è normale e accettabile?", chiede una cittadina.

E poi ancora: "Sono quasi 27 anni che fanno quello che vogliono, abbiamo lottato per anni, alcuni mettendo a rischio anche se stesso. Niente, non è successo niente perché, se studiaste tutti gli avvenimenti passati, con logica e dati alla mano, capirete che il nocciolo del problema Leoncavallo non è solo a Milano, ma parte dalla città cosiddetta eterna". Chi vive questa situazione da anni ha purtroppo ben chiaro come funziona: "Lottare con il Leoncavallo o, più giustamente, con chi protegge il Leoncavallo è come lottare con i mulini a vento".

Silvia Sardone definisce il Leoncavallo come "una sorta di porto franco dove le leggi dello Stato italiano vengono calpestate sistematicamente. Mi chiedo come sia possibile tollerare una situazione del genere da parte del Comune di Milano". E in effetti le violazioni non sono poche: "Abusivismo, evasione fiscale, mancato rispetto dei decreti governativi, cosa deve succedere prima che il sindaco Sala capisca che il Leoncavallo sia da combattere e da chiudere anziché pensare a sconti e permute varie?".

Ma chi pensa che il Comune di Milano si stia impegnando per dirimere la questione si sbaglia. E dietro sembra esserci un motivo meramente politico, in vista delle prossime elezioni: "Il fatto che in Consiglio comunale la maggioranza non ne parli più è sintomo della sua incapacità di risolvere i problemi. Prendiamo infine atto che l'unico consenso in crescita per Sala è quello prodotto dai centri sociali abusivi che con lui si moltiplicano".

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