"Ti stacco quella collana...". I testi choc dei rapper rapinatori

Nelle loro canzoni riferimenti a rapine, scippo di gioielli, risse e droga: Zaccaria Mouhub e Amine Ez Zaaraoui da tempo cantano la loro vita illegale

"Ti stacco quella collana...". I testi choc dei rapper rapinatori

I rapper Zaccaria Mouhub, in arte Baby Gang, e Amine Ez Zaaraoui, in arte Neima Ezza, hanno rispettivamente oltre 500mila e 300mila seguaci su Instagram. Il primo è nato in Italia da genitori stranieri, il secondo è nato in Marocco ma è cresciuto nel nostro Paese. Sono piuttosto noti, soprattutto tra i giovanissimi, e vengono seguiti da diversi personaggi dello showbiz italiano, tra i quali Fedez. Hanno vent'anni e sono stati arrestati perché accusati di 4 rapine compiute tra maggio e luglio a Milano e in provincia.

Rapina

Zaccaria Mouhub e Amine Ez Zaaraoui sembrano aver preso troppo sul serio i testi delle loro canzoni, o sono le loro canzoni a essere ispirate alle loro vite. Lo scorso maggio, infatti, i due hanno pubblicato una canzone il cui titolo, oggi, assume un significato ben preciso: Rapina. "Mio fra' che magna se non metto il passamontagna, eh? Lo buttano in gabbia pensando che il ragazzo cambia, ma Esce, fra', con più rabbia. Italia corrotta è mafia, lo Stato fornisce e poi dopo ci butta in gabbia", si legge nella prima strofa. In considerazione del fatto che sono stati arrestati per aver derubato dei loro gioielli alcuni giovani in zona Colonne di San Lorenzo a Milano, fa riflettere la parte in cui cantano "senza pane né denti, brutto figlio di puttana. Ti leviamo i gioielli, ti stacco quella collana". D'altronde, il disclaimer in testa al video parla chiato: "Tratto da una storia vera"

Ci sono poi insulti di vario tipo, che prendono di mira anche il politicamente tanto caro alla sinistra italiana, che coccola i giovani come loro: "Al tuo amico grosso lo metto in ginocchio. Non fa più il grosso davanti a un mitra, sta zitto in silenzio, come un finocchio, ehi". Il testo è la giustificazione dell'atto illegale, ultima spiaggia per sopravvivere. Così cantano i due quando dicono: "Non è per moda come i bimbiminchia, che lo fanno per moda, per me era bisogno. Mancava la moolah, a casa la muffa. Non funziona stufa, Baby, fra', si stufa. Esce e fa rapina, porta una denuncia".

Gli scontri con la polizia nel videoclip

Il testo continua su questa falsa riga ma va guardato con attenzione anche il video di questa canzone, girato in parte su un treno di Trenord che da Lecco (città d'origine di Baby Gang) porta a Milano e in parte in zona San Siro. Ed è proprio questa seconda parte a dare maggiormente la misura della levatura morale di questi due giovani, da molti loro coetanei assunti come modelli.

Nel video si vede un gruppo di giovanissimi, per la maggior parte stranieri o di origine straniera, che a un certo punto lancia oggetti contro degli uomini in divisa. Trattandosi di un videoclip musicale si potrebbe pensare che si tratti di finzione, invece no. Lo scorso aprile, infatti, Zaccaria Mouhub e Amine Ez Zaaraoui hanno radunato a San Siro circa 300 persone, tutti ragazzi per girare il videoclip: appuntamento nel quartiere popolare Aler, la zona in cui vive prorio Neima Ezza. Era aprile, gli assembramenti eran vietati per le norme contro i contagi Covid e alcuni residenti hanno chiesto l'intervento delle forze dell'ordine, che sono arrivate in tenuta antisommossa pr disperdere i giovani. Al loro arrivo, i carabinieri sono stati accolti dal lancio di bottiglie, di pietre e di bastoni.

Queste stesse immagini si ritrovano nel videoclip Rapina, riprese dai telegiornali che hanno raccontato il grave episodio e dall'interno. E anche nel testo si trovano riferimenti a questo episodio: "Tocchi il mio frero? Finisce male. Baby rimane, galera o ospedale. Peso quaranta, ma, moi je m'emballe. Ora tutti che ci vogliono copiare e non va bene, se no in tele dicono che sono un criminale. Tengo addosso, fra', due pistole e non sono manco un pubblico ufficiale". Ovviamente, nel testo della loro canzone, non mancano gli insulti alle forze dell'ordine: "Dammi notifica più la denuncia. Fuck la polizia, faccia da pusher. Hai le palle piccole? Prova col push-up. Ezza non ringhia, Ezza colpisce. San Siro-Lecco, San Siro-Lecco. Ci leccano il culo, ci vogliono adesso. No parla tanto, no guarda tanto, non sento tanto, fuck al commissario. Ora passiamo in tele ma solo su TG".

Per quell'episodio di San Siro sono stati indagati sia Zaccaria Mouhub che Amine Ez Zaaraoui, nonostante loro non abbiano attivamente preso parte alle aggressioni. Le loro case sono state perquisite e insieme a loro sono stati iscritti nel registro degli indagati altri giovanissimi, quasi tutti nati a Milano ma di origine magrebina. L'episodio aveva alzato il livello di allarme dalle parti della questura. Infatti, benché nessuno sia fortunatamente rimasto ferito in quell'occasione, a stupire gli inquirenti era stata la rapidità con la quale era stata organizzata la rivolta violenta contro gli agenti.

Banlieue

Di recente è uscito l'ultimo singolo di Amine Ez Zaaraoui, si chiama Banlieue e anche in questo caso i riferimenti alla vita sregolata, che nel suo caso non sono solo il frutto di una narrazione culturale ma quasi un'autobiografia, sono evidenti. "Vogliono condannarci, non hanno prove. Si nasce poveri, ma non si muore. Ho fatto del male per stare bene e ho venduto morte insieme a Bene. Non mi puoi far male, no non mi puoi toccare. Giravamo in centro, strappavo le collane", canta Neima Ezza in Banlieue, canzone in cui alterna frasi in italiano ad altre in francese.

L'arresto per rapina

Per i due è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare. Secondo il gip che l'ha firmato, Amine Ez Zaaraoui ha "la personalità di chi assume un ruolo di comando nel gruppo criminale" mentre Amine Ez Zaaraoui ha un "profilo di pericolosità sociale" anche perché ha usato "un'arma" e "minacce gravi". Per il gip, sono "soggetti" abituati a compiere "reati contro il patrimonio" e che hanno una "particolare spregiudicatezza sintomo di una concreta pericolosità sociale".

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