Falso allarme bomba a scuola, ore di traffico in tilt

Sgomberato l'istituto Agnesi: tutti i ragazzi in strada ma dell'ordigno non c'è nessuna traccia

Momenti di paura, ieri mattina poco prima delle 9, in via Tabacchi a Milano. Nemmeno il tempo di terminare la prima ora, che i ragazzi dell'Istituto magistrale statale «Gaetana Agnesi» sono stati fatti evacuare per un allarme bomba.

La telefonata, effettuata da una persona anonima e giunta al call center del 112 alle 8.50, segnalava un ordigno all'interno della scuola. Immediato l'intervento dei carabinieri del comando di Porta Magenta, che assieme agli artificieri e ai cani anti-esplosivo hanno ispezionato tutto l'edificio senza trovare nulla di sospetto. L'attività didattica è stata sospesa fino alle 11.20, quando i militari hanno autorizzato il rientro degli alunni.

Durante la perquisizione, la sala municipale di zona 5, metteva a disposizione degli «sfollati» alcune stanze istituzionali, come anche la biblioteca Tibaldi e l'Anagrafe. «Non appena sono stato informato dell'allarme bomba, ho pensato fosse opportuno aprire le porte del Municipio ai ragazzi. Così ho informato il direttore del Comune per provvedere all'accoglienza - ha spiegato Carlo Serini, Consigliere di zona 5 -. Molti erano sparpagliati per strada, il che ha potuto creare non pochi disagi al traffico, altri nei pressi del parco della Resistenza. E lo stesso ha fatto la parrocchia accanto. Alcuni giovani hanno approfittato dell'ospitalità nelle diverse strutture messe a disposizione. Poi, non appena l'allarme è rientrato, intorno alle 11.20, gli alunni hanno fatto rientro nelle loro aule».

Durante l'intervento di perlustrazione, è stato necessario chiudere al traffico via Giovenale, un pezzo di via Gentilino, via Tabacchi (da Castelbarco a Balilla), un pezzo di via Balilla e un pezzo di via Baravalle. E anche il percorso di alcuni mezzi pubblici, come ad esempio, il bus 71, sono stati deviati.

Dalle indagini risulta che la chiamata sia stata effettuata da una cabina in zona Duomo. I carabinieri, durante le interrogazioni, hanno raccolto alcune informazioni da un gruppo di alunni dell'Istituto. Proprio le loro dichiarazioni potrebbero far luce sia sull'identità di chi ha chiamato, sia dell'ideatore nel caso non fossero la stessa persona. I militari dell'arma non escludono che dietro alla «bravata» ci siano due persone.

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