In Fiera, Bicocca e Monza i test sulle staminali contro le polmoniti Covid

Al via lo studio sugli effetti delle "stromali" su 60 pazienti gravi. In Cina visti i benefici

In Fiera, Bicocca e Monza i test sulle staminali contro le polmoniti Covid

Miglioramento dell'ossigenazione, calo dei livelli di molecole infiammatorie, un miglioramento complessivo del quadro clinico e radiologico e quindi tempi accorciati per la degenza ospedaliera: potrebbero essere questi i benefici effetti dell'utilizzo delle cellule stromali mesenchimali allogeniche nel trattamento di pazienti affetti da polmonite da Covid -19. Cosa sono? Un tipo di cellule staminali con un potere antinfiammatorio. Lo studio Rescat si pone di studiare gli effetti dell'introduzione di queste cellule in pazienti con polmonite da Sars-Cov-2, che partirà tra pochi giorni e che, sotto il coordinamento dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena con l'Università di Modena e Reggio Emilia, vedrà coinvolti gli Ospedali Meyer e Careggi di Firenze, il Policlinico di Milano con l'Ospedale Covid della Fiera, l'Ospedale San Gerardo di Monza con la Fondazione Centro di ricerca Tettamanti e con l'Università Milano-Bicocca, l'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e l'Azienda Ospedaliera di Vicenza. A supportare i centri per l'analisi dei biomarcatori saranno l'Istituto Mario Negri di Milano e la Fondazione Centro di ricerca Tettamanti.

Rescat, ovvero lo «Studio prospettico randomizzato multicentrico di fase I/IIa sull'impiego di cellule stromali mesenchimali allogeniche nel trattamento di pazienti affetti da polmonite da SARS-CoV-2», è il primo studio in Italia che utilizza le cellule MSC in sperimentazione clinica per pazienti positivi al Covid e si conferma il primo al mondo che esegue un confronto tra fonti di MSC diverse all'interno di un'unica sperimentazione controllata: cordone ombelicale, tessuto adiposo e midollo osseo. Obiettivo: verificare la fattibilità e la sicurezza del loro utilizzo nel trattamento della polmonite da Sars-CoV-2.

Il trial prevede due infusioni endovenose di staminali allogene a distanza di 5 giorni l'una dall'altra in 60 pazienti (40 trattati e 20 come gruppo di controllo) affetti da polmonite severa seguiti presso le Covid Unit coinvolte (terapie intensive e semintensive).

«Ad oggi non esiste ancora un trattamento farmacologico efficace per la cura dell'infezione e della polmonite da Covid-19», precisa Enrico Clini, direttore della Struttura complessa di Malattie dell'Apparato Respiratorio dell'ospedale di Modena e professore all'Università di Modena e Reggio: «Nella maggior parte dei casi vengono utilizzati antivirali, anticoagulanti e antinfiammatori approvati dagli enti regolatori a seguito delle evidenze scientifiche, in aggiunta alla terapia di supporto respiratorio. Ma la letteratura ha dimostrato che le staminali stromali possono essere in grado di agire nei confronti della sindrome da distress respiratorio (causata da una lesione alla parete capillare dei polmoni con la conseguente fuoriuscita di liquido) una delle conseguenze più letali dell'infezione da Sars-CoV-2».

Gli studi cinesi condotti fino ad oggi su vari pazienti affetti da Covid-19 in condizioni cliniche in rapido peggioramento hanno dimostrato l'assenza di reazioni allergiche, di infezioni secondarie o di eventi avversi legati all'infusione di cellule stromali. Nel giro di pochi giorni è stato osservato un miglioramento dell'ossigenazione, un calo dei livelli di molecole infiammatorie e un miglioramento del quadro clinico e radiologico.

Rachele Ciccocioppo del Dipartimento di Medicina dell'ospedale di Verona e professoressa di Gastroenterologia sostiene che «a oggi, basandoci sugli studi che hanno utilizzato le staminali per altre patologie possiamo affermare che l'aspettativa è quella di una riduzione dei tempi di degenza e di una diminuzione della dipendenza dall'ossigenazione e dal suo supporto».

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