Fiera, Sea e Politecnico alleati: tavolo sul passaporto sanitario per la ripartenza di Milano

La proposta lanciata nell'incontro on line “C’era una svolta… Dialoghi di resilienza. Affrontare le sfide dell’oggi” organizzato da Fondazione Fiera. Pazzali: "Metodo Milano per progettare ora il futuro e il cambiamento"

“Cercare di resistere, ed essere pronti a una ripartenza che appare molto incerta e non chiara dal punto di vista dei tempi per uscire dalla crisi causata dall'emergenza sanitaria attraverso un sistema e un metodo che hanno portato Milano e la Lombardia a essere un punto di riferimento dell’economia, dell’innovazione e del lavoro in Europa e nel mondo. Ritrovare coraggio e incominciare a disegnare il futuro, nonostante l’incertezza e le difficoltà”. Così Enrico Pazzali, presidente di Fondazione Fiera MIlano ha introdotto l’incontro on line “C’era una svolta… Dialoghi di resilienza. Affrontare le sfide dell’oggi”.

Confronto moderato dal vice direttore de il Giornale Nicola Porro, a cui hanno preso parte assieme a Pazzali, Armando Brunini amministratore delegato di Sea Aeroporti di Milano, Ferruccio Resta rettore del Politecnico di Milano e Lino Stoppani presidente della Federazione italiana pubblici esercizi-Confcommercio.

Analisi di una crisi pesantissima che in particolare a Milano ha colpito due “motori” dell’internazionalità strettamente interconnessi tra loro come la Fiera e gli aeroporti che sono stati protagonisti della crescita del turismo - in particolare quello d’affari - con pesanti ricadute sul mondo della ristorazione, dei pubblici esercizi e dell’ospitalità fino a coinvolgere sempre a causa dei lockdown il mondo dell’università, delle idee e dell’innovazione.

Richiamo al “metodo Milano” che ha subito avuto una prima risposta operativa con la proposta lanciata da Enrico Pazzali a Sea e Politecnico di costituire gruppo di lavoro congiunto su tema del “passaporto sanitario” per chi arriva a Milano dal mondo, attraverso un’integrazione fra scienza, tecnologia e ambiente sanitario - fronte su cui sono impegnati anche Sea e Politecnico oltre a Fiera Milano - creando le condizioni per “ripartire prima degli altri e molto prima degli altri”. Perché, come ha detto Ferruccio Resta, “bisogna essere internazionali in Italia, portare il nostro Paese all’interno dei grandi circuiti internazionali”. E questa è la sfida da cui può ripartire da Milano.

“Fiera vive un momento non facile. La media mondiale delle perdite del settore espositivo è di circa il 60%, quella dell’Italia circa il 70% calcolata al primo lockdown - ha spiegato Enrico Pazzali - questo dire quanto sia importante per lo sviluppo delle Pmi manifatturiere leader nei settori del design, della moda, del food, della mobilità. Adesso siamo di nuovo fermi, dobbiamo capire come ripartire costruendo qualcosa di diverso rispetto a attività di consolidamento per diventare più efficienti, veloci e competitivi. Stiamo facendo investimenti in tecnologia che non significa solamente digitalizzare le fiere ma anche fornire nuovi servizi”.

“L’industria manifatturiera è l’unico asset dell’italia che è cresciuto rispetto a tutti gli altri, del 29% ed è tra i primi in Europa - ha aggiunto Pazzali - e quindi entra in gioco Fiera Milano come strumento di politica industriale, punto di forza e grande business per le pmi italiane e straniere. L’anno scorso durante le 50 manifestazioni che si sono tenute le nostre imprese espositrici e i buyer hanno generato fra di loro 46,5 miliardi di euro e di questi 17,5 sono legati all’esportazione. Poi c’è l’indotto generato su tutto il territorio nazionale, 8,2 miliardi di cui 4,3 solo in Lombardia”.

“Come infrastrutture aeroportuali siamo nell’epicentro della crisi. Nella prima fase di lockdown - ha sottolineato Armando Brunini - siamo rimasti aperti come servizi essenziali a Malpensa e in tre mesi abbiamo fatto l’1% del traffico. Poi c’è stata una timida ripresa con l’allentamento di alcune restrizioni che ha avuto un picco ad agosto con -64%, ora siamo nel pieno della seconda ondata e chiudiamo settembre a -77%, ottobre a -78% e in questi primi giorni di novembre siamo a -85% e non può che peggiorare. I pochi aerei che operano a Malpensa e Linate hanno il 33% di riempimento, preludio alla cancellazione dei voli”.

“il tema che ci stiamo ponendo è cosa accadrà, quando ne usciremo e in che modo? Riteniamo si possa tornare ai volumi pre Covid nel 2023 nel migliore dei casi, nel 2026 nel peggiore per questo dobbiamo traghettare le nostre aziende e i nostri sistemi fuori dalla crisi. Il titolo del piano industriale che stiamo preparando sarà infatti “Sopravvivenza e trasformazione” perché quando torneremo alla normalità avremo di fronte un mondo in parte diverso, anche quello del trasporto aereo. Ci saranno passeggeri molto più consapevoli e attenti alla sicurezza sanitaria che si aggiungerà alla sicurezza dei voli e a quella antiterrorismo. Dobbiamo investire in qualità per preparare i terminal ad affrontare quel tipo di passeggero. Usciranno vincitori in termini di quote di mercato i vettori low cost perché il lungo raggio soffre di più. Puntiamo sui test rapidi per sostituire le quarantene che bloccano gli spostamenti: nel lungo periodo ci dovrà essere convergenza tra scienza, processi, logistica e tecnologia per fare in modo che si possa passare velocemente e rapidamente con un passaporto sanitario, ovvero controlli tecnologici automatici che verificano che quel passeggero è sano”.

“Il nostro settore è entrato sano nella crisi, gli aeroporti sono infrastrutture strategiche per il futuro del Paese che ci permetteranno di riconnetterci con il mondo, non si possono mettere a repentaglio, sarebbe miope e le nostre richieste di supporto fino ad oggi sono rimaste inascoltate tranne che per l’allungamento di 2 anni delle concessioni - ha aggiunto l’ad di Sea -. Si è ritenuto sufficiente investire 3 miliardi su Alitalia e niente sul sistema aeroportuale. Ora stiamo di nuovo dialogando in maniera costruttiva con le istituzioni e speriamo ci sia consapevolezza dei rischi che si corrono sul fronte dell’occupazione diretta e indiretta e su quello degli investimenti, non abbiamo più la capacità di autofinanziarci come in passato con oltre 100 milioni di investimenti ogni anno. Abbiamo bisogno essere accompagnati in questo processo di trasformazione”.

Dagli aeroporti alla Fiera fino a ristoranti e pubblici esercizi alle prese con un turismo a Milano che è sparito e si somma a regole sanitarie stringenti e chiusure anticipate. “Il crollo dei consumi nel 2020 è stimato in 115 miliardi di cui la maggior parte è concentrata sul mondo della ristorazione, quello degli alberghi, della moda e dell’automotive - ha evidenziato Lino Stoppani -. Crisi che prima dell’ultimo Dpcm valeva 28 miliardi di perdide su un fatturato di 96. Con 300mila posti di lavoro a rischio su oltre un milione nel settore ristorazione e pubblici esercizi e 50mila imprese che potrebbero non riaprire più su 300mila a livello nazionale. E ci sono le ricadute pesanti sulla filiera agroalimentare e su quella turistica. Vanno compensati i danni reali, ogni mese di lockdown per il settore della ristorazione e dei pubblici esercizi vale 8,3 miliardi di euro di fatturato perso e servono interventi di sopravvivenza, di rilancio e di mantenimento delle imprese”.

Parlando di resilienza il Politecnico di Milano può essere preso a modello. “Il 22 febbraio abbiamo deciso di passare 50mila studenti in didattica a distanza perché in 14 giorni avevamo allestito la didattica, formato docenti, studenti, ed eravamo pronti a erogare corsi esami e lauree. Abbiamo anche dato supporto a società civile e imprese allestendo laboratori per provare materiali per le mascherine, nei laboratori di chimica ci siamo mesi a produrre materiali sanitari anti Covid per la Protezione Civile - ha sottolineato il rettore Ferruccio Resta -. A maggio abbiamo deciso cosa fare subito dopo, dando per scontato l’arrivo della seconda ondata, modificando gli orari delle lezioni per non impattare sul trasporto pubblico abbiamo cambiato i turni delle lezioni e in agosto abbiamo allestito 400 aule con tecnologie Cisco in modo che la lezione avvenisse sia in presenza che a distanza”.

Ma parlare di resilienza non basta anche se è importante ha continuato Resta: “Va affiancata con maggiore professionalità nella pianificazione, che ha due caratteristiche: la progettazione per scegliere che cosa fare e l’esecuzione per ottenere risultati. E occorre trovare una nuova strada: il valore della presenza, dell’interazione perché il digitale da solo non fa crescere professionalmente e personalmente. Il mercato che intercetta per primo questa esigenza avrà dei punti di forza rispetto a tutti. Il lockdown - ha concluso - va usato come occasione di trasformazione, accelerando i cantieri quando la mobilità è ferma, ristrutturare le scuole che sono chiuse, modernizzare la pubblica amministrazione. Per prepararci alla ripresa dobbiamo guardare al tempo che è il valore da preservare, tutti gli altri Paesi oggi sono fermi ma recupererà posizioni quello che prima degli altri e più rapidamente utilizzerà presente, innovazione e internazionalizzazione".

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