Dalla Foscale (Manzoni) alla Calimani (Mtm) La rivoluzione in «rosa» sul palcoscenico

Show emblematico «Le ragazze raccontano» con artiste, colori e toni vari

Viviana Persiani

Ormai, non è più una novità e nemmeno una moda quella di inserire, all'interno delle varie stagioni teatrali meneghine, degli spettacoli «al femminile».

Ad esempio, al Piccolo Teatro, qualche mese fa è andato in scena «Il Decameron delle donne», lavoro teatrale rappresentato da una compagnia di attrici, per non parlare di veri e propri percorsi artistici, dedicati al gentil sesso. All'interno della programmazione di MTM, Manifatture Teatrali Milanesi, Gaia Calimani e Valeria Cavalli hanno consacrato gli spazi scenici delle sale del Teatro Litta, La Cavallerizza e Teatro Leonardo, a «Le ragazze raccontano», il progetto che è nato come «il cuore della nostra stagione, perché tante saranno le artiste che si alterneranno narrando storie diverse, in modo differenti, con colori e toni vari». E così è stato. Tante donne, con i loro racconti sui diversi palcoscenici, ma anche molte signore in platea, ad applaudire coloro che davano voce a istanze, provocazioni, storie, aneddoti di vicende d'amore. Tutto rigorosamente al femminile e non solo sulla scena, visto che sono numerose le realtà artistiche milanesi gestite proprio dalle donne. A partire, proprio, da Gaia Calimani che, dopo un lungo percorso di crescita all'interno del Teatro Litta, ora è Presidente di MTM, un progetto artistico innovativo nato per inaugurare, a Milano, un nuovo percorso e inedite modalità per produrre cultura e spettacolo dal vivo.

«Penso che la struttura di una realtà come la nostra sia equivalente a quella di un'azienda. Il teatro è paragonabile ad una famiglia dove si lavora tantissimo, di giorno, di sera, durante le feste e dove uno è per tutti e tutti per uno. E chi, in un nucleo familiare, rappresenta il vero collante, se non la donna? Le donne tengono unito il gruppo e hanno la capacità di affrontare i momenti di emergenza senza lasciarsi affossare. Secondo me, in questo periodo di crisi generale, la presenza di una donna, capace di mettersi in gioco con grande energia e senso del sacrificio, garantisce la salvaguardia di un teatro che altrimenti faticherebbe a respirare».

Eppure, il teatro, almeno in Italia, è sempre stato perlopiù maschile. «È vero, ma i tempi sono cambiati ed evidentemente lo stesso teatro aveva bisogno di una nuova linfa. Osservando il panorama milanese, ad esempio, abbiamo avuto, per parecchi anni, la signora Foscale che ha diretto il Teatro Manzoni, al Teatro Franco Parenti abbiamo la Signora del Teatro, Andrée Ruth Shammah, senza dimenticare Vincenza Pineda, presidente del Teatro Menotti. Altri esempi? Pacta dei Teatri con Annig Raimondi, Il Teatro Linguaggicreativi gestito da sole donne, l'Atir con Serena Sinigaglia e Arianna Scommegna, come anche Lucia Salvati, presidente e direttore amministrativo del Teatro del Buratto. Insomma, sicuramente, ho dimenticato di citarne alcune, ma è evidente che noi donne siamo degne rappresentanti del mondo teatrale».

Pensiamo, ad esempio, anche alle Scuole di Teatro che prendono vita sui palcoscenici di queste realtà sopracitate. «È indubbio che per i genitori dei ragazzi che frequentano le scuole di teatro, sia preferibile avere una donna con la quale interfacciarsi». Qualcuno sostiene che siano proprio le donne a trascinare i propri partner a teatro, compiendo un'operazione importante di sensibilizzazione del «sesso forte» verso un'arte che, fino a poco tempo fa era prevalentemente declinata al maschile. Forse i tempi stanno cambiando? «È vero. È quasi sempre la donna che decide di andare a teatro: il primo passo è sempre quello femminile».