Fuga degli italiani dalle scuole di periferia Sos del parroco: «Evitare le classi ghetto»

Una famiglia su 2 non iscrive il figlio nel quartiere. Il caso di via Palmieri

Don Walter Cazzaniga, 62 anni, «brianzolo prestato a Milano» come si autodefinisce, è da undici anni il parroco della chiesa di Santa Maria in Chiesa Rossa, tra via Montegani e Neera. Ieri ha partecipato all'appuntamento «Un caffè col sindaco», che ha fatto tappa al Giardino segreto in via Palmieri 24. Al microfono ha raccontato che la scorsa estate all'oratorio avrebbe voluto comprare ai bambini una bandiera per ogni nazione di origine «ma erano addirittura 22, mi sarebbe costato un patrimonio» scherza. Parte da lì per sottolineare che «noi vecchi abbiamo più paura dei bimbi, loro litigano, giocano insieme, sono già integrati». Il Giardino segreto confina con la scuola elementare «Cesare Battisti» e don Cazzaniga chiede aiuto a Beppe Sala, «valuti se riattivare i distretti scolastici, l'obbligo di iscrivere i figli nel proprio quartiere, c'è un esodo delle famiglie italiane da questa scuola e si rischia di creare un ghetto». É il fenomeno, affrontato recentemente in Commissione anche dall'assessore alla Scuola Laura Galimberti, della «segregazione scolastica», ossia l'abbandono dei territori periferici da parte dei bambini di famiglia italiana di classe media e medio-alta verso scuole paritarie o verso istituti pubblici meno «etnicizzati». In alcuni casi - vedi la primaria di via Crespi o di via Paravia dove la percentuale degli iscritti non italiani è intorno al 68,88 e al 90,51% - la tendenza a cercare scuole dove c'è una minore concentrazione di immigrati si estende agi stranieri di seconda generazione. Si calcola che addirittura una famiglia su due «fugga» dalle periferie, non iscriva il proprio figlio nella scuola di quartiere e una su quattro opti per una paritaria. Una mamma i ha chiesto al sindaco di puntare anche sul restyling esterno della struttura di via Palmieri, «i genitori scappano perchè da fuori fa paura, mentre è dentro è bellissima e siamo soddisfatti dell'offerta formativa, se rilanciassimo la scuola rilanceremmo il quartiere». Sala sul problema delle scuole ghetto ammette che una soluzione non può essere rapida: «Non so se sia un tema di distretti scolastici, il problema è più ampio e si tratta di dare tempo a quartieri come questi di accogliere nuovi residenti. Qui ci sono molti stranieri e anziani e serve più mix sociale, noi dobbiamo essere più rapidi nell'autorizzare i progetti di housing sociale che ci vengono sottoposti, per favorire la costruzione di alloggi low cost». Una bimba della scuola invece ha chiesto di fare di più «per eliminare i bicchieri e le posate di plastica». baby ambientalista.

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