"Fuorisalone a giugno? Tutto da riorganizzare ma operatori ci stanno"

L'assessore a Commercio e Grandi eventi: tavolo con moda e design per evitare disagi

Cristina Tajani, assessore comunale al Commercio, Personale e Gestione dei grandi eventi. Con queste deleghe ha a che fare con tanti settori «scossi» dall'emergenza Coronavirus. Partiamo da un lato positivo, lo smart working in Comune ha retto?

«Siamo stati rapidi nell'estendere il lavoro da casa non solo ai 15 dipendenti della zona rossa ma a chiunque ne facesse richiesta perchè avevamo delle procedure già rodate negli ultimi 2-3 anni. A venerdì le domande sono arrivate a quota 294. In situazione normale un centinaio sfruttano questa modalità».

E magari vengono guardati male dai colleghi.

«L'estensione ha dimostrato che non è sono un affare per donne e che lavorare da casa non significa fare meno, ci sono tabelle e prestazioni da raggiungere, monitorate dai dirigenti. La soddisfazione e la riduzione dei tempi di spostamento porta spesso risultati migliori. Il nostro obiettivo è raggiungere il 10% di dipendenti in smart working e con l'accelerata data dall'emergenza sembra più raggiungibile di prima».

Passiamo ai nodi. Il Salone del Mobile è stato rinviato da aprile al 16-21 giugno e anche il Fuorisalone va riorganizzato. Quale è stata la prima reazione degli operatori?

«Il fatto che non sia stato annullato ma solo rinviato è già un risultato positivo. Nelle ore successive alla decisione di Federlegno abbiamo ricevuto da quasi tutti gli operatori del Fuorisalone la disponibilità a spostare le date, significa non rinunciare alla formula magica del dentro e fuori la Fiera. Lavoriamo con il tavolo di coordinamento dei distretti, tra i più attivi ci sono Tortona e Brera, Centrale, si sono attivati per spostare gli eventi. Tra qualche giorno lanceremo un avviso pubblico per invitare chi aveva già presentato richieste di patrocini, occupazione di suolo pubblico o location a segnalarci se confermano la disponibilità nelle nuove date o se rinunciano, confidiamo che siamo pochi i rinunciatari e certamente non gli operatori più importanti».

Ci sarà una parziale sovrapposizione con la Fashion Week e il Motor Show, la città reggerà l'urto?

«Stiamo già gestendo alcune prenotazioni doppie di location, in zona Tortona ad esempio era già prevista la fiera White al Base, ma c'è la disponibilità tra operatori di moda e design a dividersi gli spazi. L'auspicio è che si possa creare sinergia, non vuol dire che non ci saranno difficoltà ma apriremo un tavolo mettendo insieme i tre mondi per capire come gestire logistica, ospitalità, le zone calde».

Gli hotel denunciano un calo fino al 95%, bar e ristoranti sono semivuoti. Il Comune garantirà aiuti o sconti sulle imposte?

«Il calo degli affari in questi giorni è oggettivo, la speranza è che passata la fase critica si possano costruire le condizioni per un rimbalzo positivo prima dell'estate. Siamo in attesa di capire bene quali misure metterà in campo il governo e se saranno limitate alla zona rossa o estese anche alla gialla, quindi a Milano, per valutare quindi come gestirle e eventualmente immaginare altre misure».

Circola lo spot «Milano non si ferma», al momento è più una speranza o una realtà?

«É un attestato di orgoglio e di volontà di non spegnere le luci della città, questi giorni di rallentamento forzato possono essere l'occasione per concentrarsi su obiettivi di medio e lungo termine e sperimentare soluzioni creative, come un uso diverso del digitale».

Ad esempio?

«Teatri e locali che fanno musica e cultura stanno soffrendo per la chiusura. Sabato Milano Music Hub, il centro sperimentale che ha sede a Base non potendo svolgere concerti con il pubblico ha costruito una rete con altri locali di intrattenimento per diffondere via web le stesse produzioni musicali».

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