Gaffe in Comune Il concorso per 22 «ghisa» aperto a rifugiati

Marta Bravi

Gaffe di Palazzo Marino al concorso per vigili. Il bando, lanciato lunedì on line, per l'assunzione di ventidue vigili a tempo indeterminato, è stato ritirato ieri perché sbagliato. Peccato che non si tratti di un semplice errore, ma di uno sbaglio in violazione della legge, l'articolo 38 del Testo Unico sul Pubblico impiego, che prevede che «i cittadini dell'Unione europea e i loro familiari, non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell'interesse nazionale». In sostanza nel bando per l'assunzione di 22 vigili, il Comune apriva il concorso anche agli «extracomunitari purchè in possesso di permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo, o titolare dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria». Requisito che collide con l'articolo 38 appunto: solo i cittadini italiani, infatti, possono ricoprire ruoli che prevedono esercizio del pubblico potere». «É stato un errore - dicono da Palazzo Marino - i bandi della pubblica amministrazione devono prevedere l'accessibilità anche ai cittadini stranieri, ma in questo caso no. Il funzionario ha fatto un copia e incolla sbagliato».

«Siamo sentinelle attente a difendere il corpo in ogni momento», tuona Daniele Vincini, segretario regionale Sulpm.

«Non so se sia peggio un'amministrazione che vuole armare i clandestini - tuona Fabrizio de Pasquale, consigliere comunale di Forza Italia - o dove i dirigenti sbagliano a scrivere un concorso. Per fortuna però esistono ancora delle leggi che impongono che della sicurezza si occupino solo gli italiani».

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