Ha quattro figli e non partecipa ai Consigli: lo fanno dimettere

Simone Bertoli lascia dopo che la sinistra aveva fissato la sua decadenza. Il motivo? Le assenze alle sedute: "Serviva buon senso, si è assunto le responsabilità di padre"

Ha quattro figli e non partecipa ai Consigli: lo fanno dimettere

Decaduto dal Consiglio perché troppo impegnato con la famiglia e con i suoi splendidi quattro figli (l'ultimo dei quali arrivato da poco). Si potrebbe raccontare così la storia di Simone Bertoli, consigliere di zona 9 di Milano per il Pdl. La maggioranza della circoscrizione (Pd e alleati di sinistra) lo ha indotto a dimettersi - lo racconta il collega Marzio Ferrario, anch'esso Pdl - annunciando (nella conferenza dei capigruppo di giovedì scorso) l'imminente voto per sancire la sua decadenza. Ma di cosa era "colpevole" Bertoli? «Di essersi assentato per alcuni mesi - spiega Ferrario - dalle riunioni convocate dalla presidenza dell'organo consiliare». Ma perché l'ha fatto? A gennaio Simone è diventato ancora padre per la quarta volta quattro. E per stare con i bambini e aiutare la moglie nel primo periodo - delicatissimo - successivo alla gravidanza, ha scelto di dedicarsi, a tempo pieno, al «nuovo arrivato» e agli altri bambini. «A rigor di regolamento, al quale ci allineiamo doverosamente al di là delle esigenze personali - spiega Ferrario - il collega ha inviato correttamente le deleghe necessarie alla corretta prosecuzione dei lavori delle commissioni. Nessuna anomalia è stata ravvisata nel suo comportamento, tanto più che nulla - in termini di gettoni di presenza - è stato percepito nel periodo di assenza. Eppure, adesso, una cultura evidentemente mutuata dai più noti palcoscenici nazionali, tenta di "colpire" l'avversario attraverso sistemi che nulla hanno a che vedere con la politica». «Ma più che tentare di "tagliar fuori" dal consiglio il proprio avversario come poi è avvenuto - aggiunge ancora Ferrario - ritengo che a prevalere, come in altri ambiti della nostra vita, dovrebbe essere il buon senso». Ferrario, che ha raccontato la vicenda anche con una lettera ad «Affaritaliani», chiude il racconto con un appello ai colleghi, anche dell'altro schieramento: «Stiamo parlando di un uomo, peraltro preparato e appassionato, penalizzato solo ed esclusivamente per aver deciso di assumersi le responsabilità di padre, decidendo di sacrificare, come pochi uomini fanno (questa è la circostanza da condannare), un segmento della propria vita professionale e politica».