Cronaca locale

I comunisti? non volevano neanche il metrò

"La metropolitana è un inutile spreco, è un tram per ricchi", dicevano i comunisti tra la fine degli anni 50 e i primi del '60. Qualcuno a sinistra oggi dice no alle nuove linee

I comunisti? non volevano neanche il metrò

«La metropolitana è un inutile spreco, è un tram per ricchi, Milano non ne ha bisogno, non è Londra o Parigi». Così, fra la fine degli anni '50 e i primi anni '60 i comunisti (quelli veri, quelli del Pci) si opponevano alla realizzazione della linea 1 della nascente MM, la «Rossa», la madre di tutte le metropolitane italiane, inaugurata nel 1964 e realizzata anche grazie all'entusiastica sottoscrizione di obbligazioni dei milanesi, esaurita in 24 ore. Altri tempi. Se l'avessero avuta vinta i comunisti – i quali, com'è noto, capiscono come va il mondo sempre con almeno 20 anni di ritardo – oggi Milano non avrebbe la sua rete sotterranea di trasporto pubblico. Provate a immaginare cosa sarebbe il traffico e cosa sarebbe Milano, una città metropolitana senza metropolitana.

Eppure ci risiamo, c'è qualcuno che anche in giunta - l'assessore Franco D'Alfonso ad esempio - nonostante la maggioranza abbia confermato l'intenzione di andare avanti, seppure con molto comodo, sostiene che la linea 4, la «Blu» non s'ha da fare. Che la costruzione è troppo costosa, che ha tempi di ammortamento finanziario troppo lunghi, che soprattutto crea disagi agli abitanti dei quartieri. Argomento, quest'ultimo, dotato di una buona carica di demagogia adeguata a questi tempi non lontanissimi dalle elezioni locali. Infatti immancabili sono sorti i comitati di «cittadini» che non vogliono essere disturbati dai lavori, anche se poi usano regolarmente le altre linee della metro. Doveva essere pronta per l'Expo, la povera linea 4, da Lorenteggio stazione San Cristoforo fino all'aeroporto di Linate. Scalo che finalmente – visto che il decreto Lupi prevede di gonfiarlo come la rana della favola fino a farlo scoppiare ammazzando Malpensa - sarebbe stato collegato al centro come un qualsiasi aeroporto internazionale degno di questa definizione.

La M4 faceva parte del piano dell'Expo presentato al Bie dal sindaco Letizia Moratti. Poi col cambio a Palazzo Marino, con lo scemare dei finanziamenti, della volontà politica e delle capacità amministrative, la povera Blu perdeva pezzi, fino a ridursi al ridicolo moncherino Linate-Forlanini e alla fine nemmeno quello. Ora ci dicono che quella linea che doveva essere pronta nel 2015 sarà completata, se tutto va bene, non prima del 2022. Appena sette anni di ritardo. Se davvero per il suo dissenso D'Alfonso si è preso i rimbrotti del sindaco Pisapia, non credo proprio che ci sia rimasto male, visto che ormai l'assessore alle Attività produttive sta facendo la sua corsa. D'altra parte questa posizione anti linea 4 D'Alfonso la condivide con molti cronisti comunali dei soliti giornaloni, sebbene con le consuete ipocrite differenziazioni e sfumature e sembra ispirata all'ideologia moralista-nichilista-catastrofista alla Luca Beltrami Gadola, il primo a mettere in discussione l'utilità della Blu (come, peraltro, di qualsiasi opera pubblica).

I D'Alfonso e i Beltrami Gadola fingono di non sapere che l'utilità sociale, la validità economica e perfino la reale sostenibilità finanziaria di un'opera destinata ad essere utilizzata per decenni non la si può stimare sull'arco di pochi anni. In fondo era proprio l'errore di prospettiva che facevano i comunisti quando si opponevano alla linea 1. Ma quando a prevalere è la demagogia e la miopia elettoralistica, ragionamenti a lungo termine non servono a niente.

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