Non ci saranno i diciannove candidati sindaco, le quaranta liste e la scheda record di un metro e 20 centimetri come a Roma, ma anche in Lombardia le elezioni di oggi e domani sono probabilmente destinate a scrivere una pagina di storia. Perché su questo crinale di una Seconda Repubblica ancora incerta se declinare nella Terza o regredire in tutta fretta nella Prima, anche un turno di amministrative come quello di oggi e domani sarà inevitabilmente sezionato e analizzato per cercar di capire quale strada stia imboccando questo mai così incerto Paese. E allora oltre a eleggere sindaci e consiglieri comunali, è chiaro che nel responso delle urne ci sarà il primo (e forse decisivo) tagliando al governo Letta, quell'ircocervo che incrocia destra e sinistra e di cui non si sa ancora cosa pensino gli elettori che certo non l'hanno votato (sia a destra che a sinistra), ma soprattutto quale sia la sua data di scadenza. Sotto esame anche un altro mostro mitologico come Beppe Grillo di cui non si più se a prevalere sia la natura originaria del comico o quella sopraggiunta del politico. Da giudicare anche lo stato di salute del Pd, un partito che con la gestione Epifani sembra ormai evidentemente arrivato a un passo dal big-bang e il Pdl che tutti i sondaggi, soprattutto dopo il ritorno in prima linea del presidente Silvio Berlusconi, danno davvero in grandissimo spolvero. Tanto che c'è da credere che già da martedì le tabelle con i risultati finiranno sui tavoli romani dove si decideranno le sorti (e i provvedimenti) di questo esecutivo: a cominciare dall'abolizione dell'Imu sulla prima casa chiesta e pretesa da Berlusconi. Che vorrebbe ora anche l'eliminazione di quell'aumento dell'Iva messo in calendario per l'estate dal professor Monti e che rischia di ammazzare un'economia già malata.
Ecco perché i 95 Comuni lombardi chiamati al voto oggi (dalle 8 alle 22) e domani (dalle 7 alle 15) possono rappresentare un decisivo zoccolo duro nella valutazione finale di questa nuova tornata elettorale in un'Italia dove non si smette mai di votare. Undici i Comuni e oltre 130mila i residenti in provincia di Milano chiamati alle urne, a cui si aggiungono gli 80mila della provincia di Monza e Brianza distribuiti in altri sette Comuni. Le sfide almeno numericamente più importanti sono quelle di Cinisello Balsamo (oltre 71mila elettori), Bresso (25.712) e Brugherio (33.170). Le prime due sono roccaforti rosse, mentre in Brianza Brugherio è territorio del centrodestra, seppur ultimamente con rapporti piuttosto tesi tra Pdl e Lega. Interessanti anche i test di Gorgonzola (19.402), Arese (19.138) e Bareggio (17.035). E con le brianzole Seveso (22.733), Nova Milanese (22.315) e Carate Brianza (17.684) si chiude al pattuglia dei Comuni sopra i 15mila abitanti per cui la legge elettorale prevede il doppio turno e che potrebbero andare al ballottaggio domenica 9 e lunedì 10 giugno. Turno secco, invece, per Basiglio, Bellinzago Lombardo, Calvignasco, Cisliano, Opera e Zibido san Giacomo nel milanese, Cogliate, Lazzate e Macherio in Brianza.
Nel resto della Lombardia tre i capoluoghi al voto: grande sfida a Brescia tra il sindaco uscente Adriano Paroli candidato dal centrodestra ed Emilio Del Bono. E poi Sondrio e Lodi che il centrodestra vorrebbe strappare alla sinistra.
I lombardi tornano a votare Corsa alle urne in 95 Comuni
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