L'addio a «sciur Matarel» Stavolta chiude davvero

Brontolone e irriverente, è morto Marco Comini Ossobuco e cassoeula che sono la storia di Milano

«Adesso chiudo, basta, sono stanco, tiro giù la cler»: e invece non chiudeva mai. Perché lì dentro, dietro quelle vetrine in una strada di poco passaggio tra corso Garibaldi e il parco, c'era tutta la sua vita. Il Matare l era Marco Comini, e Comini era il Matarel : crocevia di Croatina, discussioni interminabili, ossobuchi leggendari e ancor più leggendarie arrabbiature, politica quella di una volta con i suoi pregi e i suoi difetti, e Comini che come Milano prima si entusiasmava per i socialisti e poi per la Lega; brontolone, intollerante, simpaticissimo, e un nemico in testa a tutti gli altri, il ministro Sirchia e il divieto di fumare nei locali, ostentatamente disobbedito: «Perchè questa è casa mia e ci faccio quello che mi pare». E accendeva il toscano.

Era friulano, ma non friulano alla Zoff: d'altronde un oste non può essere taciturno, e Comini faceva la sua parte da istrione consumato e come tutti i mattatori aveva una spalla, il cameriere che maltrattava pubblicamente, e che però in realtà amava e rispettava. Trai tavoli con quadretti bianchi e rossi si muoveva senza farsi sfuggire niente, orgoglioso dei suoi vezzi, primi tra tutti quello di non accettare altra forma di pagamento che il denaro contante, e di poter mandare a quel paese i clienti che non gli aggradavano, i saccenti in primo luogo: a riprova che se la cassoeula è fatta come si deve, e il conto non è un furto, un ristorante lavora anche senza troppe ruffianaggini. Basti pensare che al Matarel andavano a mangiare anche dei giudici, nonostante le cose terribili che Comini diceva di loro.

É morto l'altro ieri, lasciando un ordine preciso alla moglie, «tieni aperta questa baracca», e un mare di ricordi alle spalle in tanti milanesi, insieme alla sgradevole sensazione di sapere che una boa non c'è più, ha preso il largo e viaggia in altri mari. Perché Comini era questo, una boa: quando non si sapeva dove andare ad aggrapparsi, nel mare torbido della ristorazione milanese, pieno di inventori improvvisati, di imbonitori della nouvelle cuisine e dei piatti molecolari, di spacciatori di pesce congelato, il Matarel era sempre lì, ancorato a un fondo di princìpi immutabili, e di certezze spesse come le sue fette di salame. E il paradiso che (perdonando le sue irriverenze verbali) oggi accoglie Comini è un paradiso dove il colesterolo è una invenzione dei cattivi dottori.

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