L'Africa del futuro nei sogni degli architetti

Occuparsi dell'Africa da un punto di vista dell'architettura nel senso più ampio del termine, vuole dire occuparsi di un luogo in cui si stanno sviluppando alcuni dei fenomeni più interessanti, inquietanti e complessi di questi ultimi anni. La mostra «Africa Big Change Big Change» alla Triennale a cura di Benno Albrecht del Dipartimento di Culture del progetto dell'Università di Venezia (IUAV), aperta fino al 28 dicembre, vuole mettere in evidenza le dinamiche delle grandi trasformazioni in corso in Africa, sottolineando in particolare i fenomeni di concentrazione urbana da un lato e di un ridisegno di luoghi ad alta densità di popolazione ma a basso sviluppo urbanistico. Tra grandi fotografie, proiezioni e plastici si può vedere come è iniziata questa ricerca che deve essere ancora pubblicata, ma che già sta diffondendosi attraverso convegni internazionali come quello che si terrà il 28 dicembre alla Aga Khan Foundation, poi a Bruxelles, a Venezia. La mostra parte dalla ricerca che attraverso i protagonisti della scena dell'architettura in Africa, dal dopoguerra al modernismo tropicale raggiunge i nostri giorni.

Si tratta dunque di una sfida che riguarda il controllo dei grandi numeri, di persone, di pressione dell'urbanizzazione e anche della possibilità del controllo della grande dimensione sia urbana sia territoriale. Le sei sezioni dell'esposizione in Triennale mettono in evidenza lo sviluppo urbano in Africa attraverso i casi più ecclatanti; in Laos, Maputo, Nairobi, Dakar (qui in Nigeria c'è l'Università Lomè, molto attiva), Cairo...

Lo sfruttamento delle acque, l'energia, l'arresto della desertificazione e le nuove infrastrutture sono i protagonisti di questo nuovo scenario allestito da Alberto Ferlenga, Stefano Mondato (grafica) e Enrico Guastaroba con l'architetto Albrecht naturalmente. Si indaga anche su come conservare tradizioni e si mettono in msotra anche iaghe come la sofferenza. Il tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni è altissimo. La modernità dovrà essere sostenibile ed ecologica.

La modellazione in 3D e la stampa in 3D restituiscono una visione di architetture poco conosciute, alcune portano grandi firme di progettisti internazionali. La megalopoli africana si presenta come un vivaio operativo ma difficilissimo da gestire e tra le architetture più significative anche le firme di italiani (Arturo Mezzedini) o brasiliani (Oscar Niemeyer).

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