"L'inno non è adeguato". La gaffe del Comune di Milano sul 4 novembre

Il Consiglio comunale ricorda la giornata dell'Unita nazionale con quattro giorni di ritardo e senza inno di Mameli. La denuncia del vice presidente, Riccardo Truppo: "Mi hanno detto che l'inno non era adeguato"

"L'inno non è adeguato". La gaffe del Comune di Milano sul 4 novembre

La deposizione delle corone di fiori al Sacrario di Sant’Ambrogio, l’alzabandiera in piazza Duomo con il conferimento della cittadinanza onoraria al Milite ignoto, e il concerto della fanfara della prima Regione aerea alla Loggia dei mercanti. Così Milano ha celebrato la giornata dell’Unità nazionale e delle forze armate, lo scorso quattro novembre, a cento anni di distanza dalla tumulazione del soldato senza volto all’Altare della Patria, simbolo dell’estremo sacrificio dei tanti giovani che persero la vita nelle trincee della Grande Guerra.

"La loro memoria rappresenta il più profondo e sincero stimolo ad adempiere ai doveri di cittadini italiani ed europei", ha scritto in occasione delle celebrazioni il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Eppure nel cuore pulsante della vita politica milanese, il Consiglio Comunale, questa data non è stata ricordata. O meglio, le celebrazioni sono state ufficiate con quattro giorni di ritardo.

A chiedere di poter onorare la giornata dell’Unità nazionale con un momento di raccoglimento, preceduto dall’inno, nei giorni scorsi era stato il vice presidente del Consiglio, Riccardo Truppo. La richiesta del consigliere di Fratelli d’Italia, però, è stata accolta soltanto ieri, 8 novembre.

Non solo. In aula l’inno di Mameli non è potuto risuonare perché, a detta della presidente Dem, Elena Buscemi, il Comune non disporrebbe di una versione "adeguata" del canto degli italiani. Una risposta che lascia di stucco il consigliere, che si rivolge direttamente all’ufficio del cerimoniale, da dove gli viene confermato che la commemorazione avverrà secondo una "forma contenuta".

Così ieri la presidente ha tenuto un breve discorso. Ma dell’inno nazionale nessuna traccia. "La ringrazio per aver accolto la mia richiesta, che ho dovuto reiterare più volte. - dice Truppo al Giornale.it – Mi dispiace, però, che non si sia riusciti a darle seguito interamente, perché non c’è un inno “adeguato” per il Consiglio comunale". "La nostra nazione e la nostra comunità – aggiunge il consigliere – va avanti anche attraverso i simboli, ed è gravissimo che un’istituzione come la nostra non sia in grado di suonare l’inno nazionale, tenendo presente che ci sono Stati al mondo, come l’Australia, in cui con l’inno aprono addirittura i pranzi aziendali".

Secondo Truppo l’aula di Palazzo Marino è "il luogo che deve ispirare gli eletti a fare il bene della città e dove l’inno di Mameli dovrebbe risuonare senza limiti e senza timori". Per il vice presidente era importante che la giornata del quattro novembre venisse ricordata da tutti i consiglieri. "Non stiamo parlando di una ricorrenza non qualsiasi – incalza - ma di una giornata che celebra l’Unità d’Italia e tutti quei servitori dello Stato che difendono il nostro Paese. In tanti comuni si organizzano iniziative di questo tipo, e anche nel nostro in occasione di determinate celebrazioni: questa evidentemente era meno sentita dall’attuale amministrazione".

Per far sì che in futuro i consiglieri possano organizzarsi in modo meno rocambolesco, Truppo ha depositato un ordine del giorno in cui si chiede che l’esecuzione dell’inno di Mameli possa diventare la prassi durante le ricorrenze istituzionali. "Spero che venga approvato con i voti di tutti, anche dei colleghi del Pd". E non è una questione meramente simbolica. "Abbiamo visto - ricorda - quanto il senso di appartenenza alla comunità sia risultato fondamentale per affrontare la pandemia: dobbiamo imparare dal recente passato e non dimenticare ciò che ci salva e unisce". "È assurdo – conclude - che il nostro canto non sia di casa a Palazzo Marino".

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