L'insolita amicizia sui tacchi nel musical "Kinky boots"

Da domani al Nuovo un fantasmagorico spettacolo che racconta i sogni e la tolleranza tra uomini diversi

L'insolita amicizia sui tacchi nel musical "Kinky boots"

I tacchi non reggevano il peso di un uomo, il segreto stava nel rinforzarli a dovere. Nascono così le Kinky Boots del musical omonimo, successo di Broadway (sette Tony Awards tra cui quello di miglior musical del 2013) e nel West End londinese (nel 2015), oggi pronto a illuminare di costumi sgargianti e tante, tante scarpe il palcoscenico del Teatro Nuovo da domani al 6 gennaio (ore 20.45, domenica ore 15.30, ingresso 39,50-19,50 euro, info 02.79.40.26). Scritto da Harvey Fierstein e musicato dalla popstar Cindy Lauper, Kinky Boots si fa italiano (anche nelle liriche, integralmente tradotte) grazie alla regia di Claudio Insegno e al team tecnico e artistico che, con lui, ha già realizzato show come Jersey Boys e Hairspray: con 30 performer coreografati da Valeriano Longoni, una scenografia da provincia britannica firmata da Francesco Fassone, i costumi di Lella Diaz e la rodata e ottima orchestra di dieci elementi diretta da Angllo Racz, Kinky Boots serve al pubblico musica contagiosa e una storia ottimista di sogni inseguiti e raggiunti e tolleranza tra diversi. Da un'amicizia insolita tra Charlie (Marco Stabile, già ottimo Jersey Boy) e il travestito Lola (il francese Stan Believe), nasce la rivincita di una vecchia fabbrica di produzione di scarpe azzoppata dalla crisi economica che, puntando sugli stivali per drag queen, arriva alle passerelle del salone internazionale Micam a Milano.

Già il film originale del 2005 da cui è nato il musical - raccontava di Milano, vista come l'oasi della moda che conta: che Kinky Boots esordisca a Milano è un cerchio che si chiude. «È una fiaba moderna che quasi fa pensare alla Disney spiega Claudio Insegno . Non mancano risvolti drammatici ma un lieto fine ci rivela che molte cose, volendo, risultano possibili». A dispensare colore sul palcoscenico spiccano le Angels, sei imponenti drag queen in costumi spettacolari, evocanti l'universo britannico, dalla regina Elisabetta, a una sua guardia di Buckingham Palace, fino a un curioso Ziggydrag evocante David Bowie: tutti perfomer di musical e non drag queen professionali «perché spiega ancora Insegno a me servivano sei personaggi con una loro personalità, funzionali alla storia, e non la classica drag queen che imita un personaggio famoso». Stan Believe non parla italiano m ha affidato a una delle sue battute la spiegazione di che cosa significhi essere una drag queen: «Se una drag queen indossa una tunica si trasforma subito in Cleopatra, ma se un travestito si veste da donna, ciò che vedrete è qualcosa di simile a Winston Churchill con i mutandoni della nonna». E Claudio Insegno aggiunge: «A maggior ragione, i nostri attori hanno dovuto studiare con cura il loro ruolo. Prima sono dovuti diventare personaggi, poi drag queen».

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