L'intervista Matteo Forte

Matteo Forte, lei è un consigliere di opposizione ma è anche un moderato. Perché sul piano moschee è così duro?

«Perché questo bando del Comune ha dato il risultato peggiore che potessimo immaginare. Si tratta di un errore clamoroso da ogni punto di vista: procedurale, amministrativo, politico».

Lei ha cercato di cambiare quel bando, cosa ha ottenuto?

«Io ho proposto un giro di vite, ho chiesto di premiare chi ha sottoscritto la carta dei valori, chi ha partecipato a iniziative di formazione degli imam patrocinate dal Viminale, chi ha ottenuto riconoscimenti del Comune. Al contrario, ha vinto chi ha messo più soldi. Si parla di un bando ma in realtà è stata un'asta, con rialzi dell'ordine del 50 e del 200%».

All'assessore Pierfrancesco Majorino lei non concede neanche di aver sbagliato in buona fede?

«Abbiamo a che fare con interlocutori che hanno dimostrato di essere in mala fede. E non mi fido di un assessore che ha accreditato una realtà che è legata a lui a doppio filo».

A cosa si riferisce?

«La responsabile Cultura del Caim, già vicepresidente dei Giovani musulmani, esultava per l'esito della gara. E leggo sul suo blog che collabora con l'assessore al tavolo della cittadinanza, ed è componente della rete che ha ottenuto gli spazi di via Dogana per lo sportello dedicato alle seconde generazioni».

Perché Majorino dovrebbe legittimare il Caim più di altri?

«Questo è l'emblema di un rapporto clientelare. Sono seconde generazioni, molti sono cittadini italiani e votano. Majorino vuol essere il riferimento di questo mondo, che è stato incoraggiato in questi anni, ha avuto spazi, è stato ricevuto in Comune. Ma a che prezzo?».

A che prezzo?

«Via Padova è stata surclassata, sono state messe all'angolo altre comunità: la somala, l'egiziana, la marocchina, via Meda. Ma è da 5 anni che si va avanti così».

Lei cosa avrebbe fatto? Avrebbe fatto la moschea scegliendo direttamente altri?

«Non avrei fatto un bando, non avrei invitato in Comune alcuni rappresentanti del mondo musulmano. Avrei cercato di risolvere il problema, che esiste, lavorando con altri. La questione non è formale. È politica, geopolitica».

Si dice sempre che occorre sostenere i musulmani moderati. Milano cosa sta facendo?

«Esattamente il contrario. E non parlo di fatti di rilevanza penale. Dico che è stata legittimato un mondo di cui fanno parte realtà con connotati precisi, che mirano a una islamizzazione della società».

Lei ha sollevato il caso delle «black list», con Stefano Dambruoso, deputato ed ex pm. Avete avuto risposte dal ministero?

«Nessuna. Ma io ho parlato col console tedesco, che ha confermato: esiste il rapporto e a pagina 249 cita questa associazione turca Milli Gorus, la cui rappresentanza milanese oggi partecipa al progetto dell'ex Palasharp».

Come si regolerà con il voto in Consiglio comunale?

«Fra tanti errori, Majorino ha fatto anche questo, compattando l'opposizione. Non so se il provvedimento arriverà in aula prima di dicembre e non so che delibera porteranno, il Pd si è spaccato sul mio ordine del giorno e credo che difficilmente anche stavolta lo seguirà. Chissà cosa ne pensa Lele Fiano, altro candidato alle primarie. Certamente io starò in Consiglio notte e giorno per oppormi in tutti i modi».

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