L'Oriente in mostra tra spade e porcellane

L'Oriente in mostra tra spade e porcellane

Sei gallerie e un museo per un viaggio affascinante nell'arte orientale. La quarta edizione di «Milano Asian Art» (fino al 25 maggio), unica rassegna artistica italiana dedicata esclusivamente all'arte orientale, mette insieme sei nomi di peso per il collezionismo di questo settore: le gallerie Dalton Somarè, Giuseppe Piva, La Galliavola, Loumi-David Sorgato, Illulian e Renzo Freschi, veri e propri punti di riferimento per i tanti appassionati. Preziosa la collaborazione con il museo che per antonomasia si occupa di collezionismo, quel Poldi Pezzoli che presenta per l'occasione un centinaio tra le più importanti netsuke della collezione di Giacino Ubaldo Lanfranchi, donata otto anni fa al museo dalla moglie Maria Taglietti.
Difficile trovare un denominatore comune tra le sei diverse mostre: «arte orientale» pare davvero un'etichetta geografica che non rende onore alle profonde diversità storiche e culturali dei diversi Paesi e delle loro tradizioni artistiche. Dalla lezione giapponese, così attenta alla grafica, all'eleganza della scultura indiana, dai disegni spirituali e coloratissimi di Dedron, pittrice tibetana dei nostri giorni, alle porcellane cinesi di millenaria fattura. La produzione asiatica è vasta e variegata anche nell'uso dei materiali, ed è forse questa sua caratteristica a renderla così affascinante agli occhi dei collezionisti e anche del pubblico generico (basti ricordare il successo delle mostre a Palazzo Reale dedicate al Giappone e alla Cina).
Il percorso che offre «Milano Asian Art» spazia dalle sculture di grandi o medie dimensioni alle porcellane finissime, dai tappeti ai dipinti su paraventi, dalle armi alla pittura. Si parte da via Borgonuovo, da Dalton Somaré, per ammirare la raffinata arte alessandrina, un coacervo di culture dove il naturalismo greco, la sensibilità cristiana e poi l'iconografia buddista si fondono per dare vita a decori di grande fascino. Interessante la proposta da La Galliavola, in via Borgogna: la rassegna «Le quattro arti» mette in mostra «gli attrezzi del mestiere» degli antichi letterati cinesi, che dovevano intendersi di pittura, calligrafia, liuto e gioco degli scacchi.
Dalla Cina al Giappone, per una esposizione a dir poco pericolosa: «Nihonto. La spada giapponese tra genio e morte», ideata da Giuseppe Piva per la sua galleria di via San Damiano, racconta, in 700 anni di storia, l'evoluzione della lama e dei suoi accessori nell'arte nipponica. Focus sull'arte indiana - al tempo stesso spirituale nelle teste di Buddha e voluttuosa nei disegni dei tappeti - da Sorgato, in via Sant'Orsola, mentre Illulian, nella galleria di via Manzoni, e la galleria Renzo Freschi di via Gesù virano in modo interessante sul contemporaneo: la prima presenta pregiati tappeti limited edition, la seconda mostra in anteprima alcuni lavori di Dedron, pittrice tibetana da tenere d'occhio (cui poi la galleria dedicherà in autunno una personale).

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