Martina sottosegretario Le mani della sinistra anche sull'affare Expo

Martina sottosegretario Le mani della sinistra anche sull'affare Expo

Con la nomina a sottosegretario del bersaniano di ferro Maurizio Martina, adesso anche all'Expo l'epurazione è completa. Un'operazione scientifica condotta secondo i canoni ortodossi dell'«egemonia» gramsciana dalla sinistra, dopo che a vincere l'unico grande evento dei prossimi anni per l'Italia fu Letizia Moratti e un'amministrazione di centrodestra fra lo scetticismo generale. Il primo bersaglio (centrato) fu Paolo Glisenti, lo stratega del risiko planetario che conquistò a Milano i voti per battere tutti gli avversari. Poi toccò alla Moratti che dopo la sconfitta alle elezioni fu liquidata senza tanti complimenti. Nemmeno invitata dal sindaco Giuliano Pisapia che si battezzò subito commissario Expo e non disdegnò di presentarsi a tutte le cerimonie ufficiali messe in agenda della Moratti. Già era stato giubilato Lucio Stanca reo di essere troppo berlusconiano. Di questi giorni la decapitazione di Roberto Formigoni e del presidente Guido Podestà con la Provincia in bolletta, la «bonifica» è ormai completa. E il terreno è pronto per far sottosegretario un uomo di Bersani, il segretario (o ex) del Pd che evidentemente non ha nessuna intenzione di mollare posizioni strategiche tipo l'Expo, come dimostra l'opera di demolizione di ogni baluardo avversario.
Perché adesso in Expo entrerà l'ex deputato di Rifondazione comunista Gianni Confalonieri, piazzato da Pisapia nella squadra del commissario unico. E poi Martina con i galloni di sottosegretario al ministero delle Politiche agricole con l'agognata delega Expo. Segretario regionale del Pd, Martina non era stato candidato al parlamento con la promessa che sarebbe stato vice governatore con la vittoria di Umberto Ambrosoli che la sinistra dava per scontata. Il garante di Bersani al Pirellone. Così non è stato e Martina è rimasto a Milano, vedendo perdipiù compagni di viaggio come Franco Mirabelli salire sul treno che porta in parlamento. A questo si è aggiunto il declino di Bersani e i malumori nel partito, con la segreteria Martina che traballa. Nessun problema, un'infornata di sottosegretari e il problema è risolto. A spese del contribuente, visto che Martina non è parlamentare e dovrà così ricevere uno stipendio (cospicuo) e benefit (cospicui). Sia chiaro che Martina è una brava persona, ma non risulta abbia cattedre universitarie in materia o particolari competenze nell'organizzazione di eventi mondiali, a parte la festa dell'Unità al Lampugnano perennemente in rosso «e tre sconfitte alle elezioni» (diceva ieri qualcuno nel Pd milanese). Possibile che tra mille deputati e senatori non ce ne fosse uno in grado di prendere quel posto? A costo zero. «Merito, competenza, affiliazione, promesse, fedeltà... Con che criteri sono stati nominati sottosegretari e vice-ministri? #ahsaperlo», twittava ieri al veleno Stefano Boeri. Lunedì a Milano arriva il premier Enrico Letta.

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