Medici cattolici con la Caritas: «Non toccate i fondi Nasko»

Anche i Medici cattolici in campo per chiedere a Maroni di fermare le nuove regole che penalizzano il «Fondo Nasko» e gli cambiano i connotati. Oltre a discriminare tra neonati italiani e stranieri. «Troviamo questa decisione non solo inquietante, ma di autentico disprezzo rispetto alla vita nascente» dice il presidente di Amci Milano, Giovanni Meola. L'allarme arriva il giorno dopo la dura presa di posizione della Caritas ambrosiana, che ha parlato di «decisione inaccettabile, tra discriminazione e paura». Dichiarazioni del presidente, don Roberto Davanzo, rilanciate sul portale della Diocesi. «Vien da pensare che ci sia anche una grave paura alla base di questo calcolo inaccettabile - si legge -, quella di alcuni lombardi residenti qui da più anni, con tassi di natalità bassissimi, che provano spavento di fronte a famiglie immigrate che, malgrado il loro stato di disagio, credono ancora nel valore del mettere al mondo figli. Un coraggio che disturba alcuni». Segnali chiari che la Chiesa ambrosiana non intende lasciar passare sotto silenzio il caso.
A destare sconcerto è stato l'annuncio dell'assessore alla Famiglia, la leghista Maria Cristina Cantù, che ha parlato di abbassare il tetto di reddito e di introdurre 5 anni di residenza obbligatoria per accedere ai fondi della Regione che aiutano le donne a non abortire (per altro si tratta di interventi previsti dalla stessa legge 194). Non solo: Cantù ha criticato che ad accedere a Nasko siano soprattutto donne straniere. E in Regione la polemica politica è accesa.

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