Milan-Benfica, 50 anni fa: storia da Coppa campioni

Ventiduemaggiomillenovecentosessantatre, sembra uno scioglilingua ma è una data entrata nella storia, una data che il popolo milanista ha impresso nella mente e nel cuore e che difficilmente dimeticherà mai più. Allora, la bellezza di 50 anni fa, alle tre di pomeriggio di un mercoledì anonimo, senza diretta televisiva (ovviamente in bianco e nero), con la differita serale dopo le 22, voce narrante Nicolò Carosio con a fianco l'apprendista Beppe Viola, si consumò la prima volta di una squadra italiana vincitrice della Coppa dei Campioni. NOn fu una solo una grande partita ma un trionfo di quelliche restano per sempre. Per la prima volta una squadra italiana vinceva la Coppa vera, non l'attuale Champions dove ogni nazione manda tre o quattro squadre.
Allora solo la vincitrice del campionato poteva partecipare alla kermesse dei Campioni. Il Milan ci aveva provato il 28 maggio 1958 a Bruxelles, nell'infausto Heysel ma, davanti a 67.000 spettatori, aveva alzato bandiera bianca dopo i supplementari per 3-2 davanti al mitico Real Madrid di Di Stefano, Kopa, Gento e Santamaria.
A Wembley cinque anni dopo il bis, dopo aver asfaltato via via la malcapitata Union Lussemburgo (14 gol subiti in due partite e nessuno realizzato), gli inglesi dell'Ipswich Town, i turchi del Galatasaray e i picchiatori scozzesi del Dundee. E a Londra un altro Everest da scalare, il Benefica della perla nera mozambicana Eusebio, Coluna, Santana, Simoes e del mitico portiere Costa Pereira.
Per ricordare quell'impresa la Regione Lombardia ha creato un evento, per la gioia del presidente Roberto Maroni, un tifoso della prima ora che gira con gli occhiali rossoneri e che, forse, utilizza anche un pigiama con i colori della squadra del cuore. C'erano in tanti: capitan Maldini, l'unico genitore al mondo che ha visto il figlio alzare un'altra Champions, c'era Gianni Rivera il “bambin” come lo chiamava Nereo Rocco, c'era il bomber Josè Altafini autore della doppietta vincente. Era presente anche quel Gino Pivatelli che, con un intervento oltre le righe, azzoppò il regista Coluna, lasciando i portoghesi in dieci (non erano previste sostituzioni, in undici si iniziava e quelli dovevano finire). C'erano anche i portatori d'acqua Giovanni Lodetti e Ambrogio Pelagalli, i portieri Mario Barluzzi e Mario Liberalato, la meteora Giorgio Rossano che rifilò una doppietta ai lussemburghesi, cinque componenti della rosa che se ne stettero in tribuna a soffrire. Una festa cinquant'anni dopo, con i campioni di ieri Franco Baresi e Demetrio Alberini a festeggiare i campioni dell'altro ieri. Con i ricordi e la nostalgia a farla da padroni, con Alberto Rizzoli, Nicola Carraio, Marco Spadaccini figli doc a perpetuare il ricordo degli illustri genitori e con l'altrettanto mitica segretaria di allora, Mery Buscaglia. Un emozionantissimo Maroni ha consegnato al Milan la benemerenza regionale finora assegnata solo quattro volte, la rosa camuna in bronzo realizzata da Arnaldo Pomodoro e un medaglia ricordo ai campioni del 1963.
Un neo nella grande festa: la battuta poco elegante del giornalista Mauro Suma, direttore di Milan Channel, che al momento della consegna a Galliani della rosa camuna s'è lasciato andare a uno spropositato: «Questo premio è stato dato qualche anno fa a una squadretta di Milano che non val la pena citare». Evidentemente il triplete del 2010 dell'Inter di Mourinho brucia ancora...

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