A Milano una scelta di rottura: il nuovo procuratore capo è Marcello Viola

Nonostante le manovre della componente di sinistra del Csm, l'attuale procuratore generale di Firenze sarà chiamato a riportare armonia e operatività in un ufficio devastato dalle fratture di questi anni

A Milano una scelta di rottura: il nuovo procuratore capo è Marcello Viola

È Marcello Viola il nuovo procuratore capo della Repubblica di Milano. Rompendo una tradizione che durava da decenni, il Consiglio superiore della magistratura ha deciso oggi di mettere alla testa della Procura del capoluogo lombardo un magistrato che non è cresciuto sotto la Madonnina, che non vi ha mai lavorato, che non conosce i riti e le alleanze della giustizia ambrosiana: una scelta di rottura, di "discontinuità" resa inevitabile dallo spettacolo di divisioni frontali e di veleni che hanno attraversato in questi mesi la Procura milanese, tra il processo Eni, lo scandalo del caso Amara e da ultimo del processo al Monte dei Paschi di Siena. Invano Magistratura Democratica ha cercato oggi fino all'ultimo momento di difendere la candidatura di Maurizio Romanelli, attuale procuratore aggiunto a Milano, indicato come l'uomo in grado di ricompattare l'ufficio. Con tredici voti Viola incassa la vittoria al primo turno, grazie anche alla astensione dal voto dei due membri di diritto del Csm (il presidente della Cassazione Pietro Curzio e il procuratore generale Giovanni Salvi) e alla convergenza sulla sua candidatura non solo di tutti i consiglieri laici di centrodestra ma anche di esponenti del Movimento 5 Stelle.

Contro la candidatura di Viola la componente di sinistra del Csm ha cercato anche oggi, per bocca del pm Giuseppe Cascini, di rispolverare la conversazione all'Hotel Champagne all'epoca del caso Palamara in cui i commensali sostenevano la sua candidatura alla procura di Roma. Ma il palermitano Nino Di Matteo ha replicato duramente che di quella conversazione Viola fu una vittima; e che con lo stesso metro di paragone potrebbe venire giudicata la posizione di Romanelli, la cui candidatura alla procura nazionale antimafia venne perorata presso Luca Palamara. Le polemiche furibonde che hanno investito in questi anni la magistratura e delegittimato il Csm, insomma, si sono fatti sentire anche questa mattina.

Arrivando a Milano, Viola - attualmente procuratore generale a Firenze, ma a lungo in trincea antimafia in Sicilia, della corrente moderata di Magistratura Indipendente - si troverà davanti un compito assai difficile: riportare armonia e operatività in un ufficio devastato dalle fratture di questi anni, che si sono riversate persino sui rapporti personali e hanno compromesso l'attività investigativa. Ma chi lo conosce garantisce che Viola ha le spalle abbastanza larghe per affrontare il compito.

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