Il ministro Kyenge si rifiuta di stringere la mano a Morelli, capogruppo leghista

A Milano Pisapia organizza una cerimonia simbolica per dare la cittadinanza ai figli degli immigrati. La Kyenge predica l'accoglienza ma si rifiuta di stringere la mano a Morelli

Il ministro Kyenge si rifiuta di stringere la mano a Morelli, capogruppo leghista

Ancora una mattinata di propaganda a favore dello ius soli e della cittadinanza facile agli immigrati. Questa mattina il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge è intervenuta al Castello Sforzesco per conferire una cittadinanza simbolica a 200 ragazzi, figli di genitori stranieri ma nati in Italia. Alla cerimonia organizzata in pompa magna dalla Giunta Pisapia per premere l'acceleratore sulla modifica delle politiche migratorie, il ministro ha lodato il meticciato e si è rifiutata di stringere la mano ad Alessandro Morelli, capogruppo della Lega Nord in Consiglio comunale. "Il ministro Kyenge - ha commentato l'esponente del Carroccio - scappa di fronte a un cittadino che vuole presentarsi e stringerle la mano".

Davanti al Castello Sforzesco, al termine della cerimonia organizzata da Palazzo Marino, la Kyenge ha snobbato Morelli e si è rifiutata di stringergli la mano. "Ha dimostrato totale sdegno istituzionale, ma soprattutto menefreghismo degradando coi fatti le sue qualità di politico e di persona", ha commentato il capogruppo leghista che avrebbe voluto spiegare al ministro la campagna "Clandestino è reato". "Volevo spiegarle le nostre ragioni, condivise da centinaia di migliaia di persone - ha continuato Morelli - ma anche solo farle capire attraverso un gesto distensivo che la nostra è e sarà una battaglia durissima contro le sue idee che non uscirà mai dai termini democratici della politica". Il ministro dell'Integrazione ha, invece, pensato bene di andarsene, subito dopo che è intervenuta la scorta. E, malgrado i tentativi di presentazione, non ha voluto neppure avvicinarsi al capogruppo del Carroccio. Secondo Morelli, quella del ministro "è una politica che intende imporre norme dall’alto e protetti dalle scorte, un’idea di politica che avverseremo ancora di più nella correttezza istituzionale che noi leghisti possiamo insegnarle". E l'idea della Kyenge è quella di "regalare" la cittadinanza ai nati in Italia.

"Non si può non dare risposta ai 200 bambini che sono qui, ai 34mila che sono a Milano, al milione che sono in Italia e che ancora aspettano", ha spiegato il ministro per l’Integrazione lodando il sindaco Giuliano Pisapia per aver dato un segnale chiaro a favore degli immigrati nati in Italia. Ma alla Kyenge la cerimonia per consegnare le cittadinanze simboliche non basta. Vuole passare delle messinscena ai fatti: "Serve far passare questo messaggio di una nuova convivenza e di una cittadinanza forte, del fatto che le differenze sono una risorsa e non devono fare paura". "Si pone con urgenza la fondamentale necessità di riconoscere la relazione con l’altro", ha continuato la Kyenge affermando di voler essere, "oltre che ministro all’Integrazione, anche ministro all’Interazione per dare spessore alla cittadinanza che è da declinare tra italiani e migranti e tra gli italiani stesse e deve essere basata sulla famiglia". L'obiettivo della Kyenge è promuovere il meticciato attraverso "un cambiamento di visione generale" per "costruire un Paese moderno e un’Italia migliore". Un Paese "migliore" e più accogliente dove un ministro si rifiuta di stringere la mano a un politico che non la pensa come lei.

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