Monza, la stazione è terra di nessuno

Il piazzale di sera è invaso da immigrati. Il sindaco: «Usare i militari»

Valentina Gioia

Non si arresta l'ondata di degrado presso lo snodo ferroviario di Monza, zona calda della città ad alto tasso delinquenziale. I problemi per residenti e pendolari sono soprattutto nelle ore notturne quando i controlli delle forze dell'ordine diventano meno pressanti,.

Se si arriva in piazza Castello o nei pressi di corso Milano dopo le ore 20 lo scenario è ben diverso rispetto a quello di poche ore prima. L'area adiacente alla stazione, che durante il giorno accoglie pensionati intenti nella lettura del giornale, mamme che giocano con i loro bimbi, o residenti che portano a spasso i cani, cambia completamente.

Ferrovia e dintorni vengono presi d'assalto da stranieri nullafacenti. Piazza Castello, da accogliente e piacevole di giorno, diventa luogo dove alcool, risse e spaccio sono protagonisti, perché questi occupanti sanno che la polizia a quell'ora non passa o che comunque le pattuglie non sono frequenti. Da mesi i residenti stanno chiedendo al prefetto un incremento di volanti o la presenza dell'esercito. Ma per il momento queste richieste secondo i firmatari non hanno avuto il seguito che si aspettavano.«Tra gli obbiettivi della mia amministrazione- recitava così la lettera mandata dal sindaco di Monza Dario Allevi in Prefettura già lo scorso 4 agosto - quello della sicurezza dei miei cittadini è tra quelli che ritengo prioritari. Malgrado l'impegno prestato dalle forze di Polizia di una maggior presenza sul territorio, devo purtroppo rilevare una recrudescenza di fenomeni criminali soprattutto in determinate aree della città. Per questo motivo ritengo che l'utilizzo dei militari a presidio di queste aree possa essere un valido e più incisivo strumento in grado di intervenire con prontezza e flessibilità non solo per finalità strettamente militari ma anche per scopi correlati alla sicurezza interna, alla riqualificazione urbana e alla protezione civile». Le chiedo pertanto, concludeva Allevi nella lettera al prefetto, di «voler accogliere la mia richiesta di predisporre la presenza in città di un contingente di Forze Armate, atto allo scopo». Sono trascorsi otto mesi e ora residenti e pendolari sono esasperati. E, questa volta, i ritardi dei treni non c'entrano.

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