Moschea, gli islamici: «Grazie Tettamanzi, venga al Ramadan»

Pur di avere subito la moschea, i musulmani si appellano a Dionigi Tettamanzi. Per il presidente del centro islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, «la sola voce che difende il nostro diritto ad avere un degno luogo di culto è quella del cardinale». Una dichiarazione seguita da un preciso invito: «Partecipi con noi alla preghiera al teatro Ciak per la conclusione del Ramadan». Una proposta argomentata puntualmente dal presidente di viale Jenner: «L’arcivescovo è il solo ad avere espresso nei nostri confronti parole cristiane e rispettose della Costituzione, che garantisce a tutte le religioni il diritto ad avere degli spazi per le proprie attività». E se anche il centrosinistra in teoria sarebbe favorevole alle richieste dei musulmani, Shaari spiega che il suo appoggio conta sempre meno: «Ultimamente è occupato da altri problemi. E soprattutto a Milano non ha molte possibilità di incidere sulla politica del Pdl. Ormai ha perso l’incisività che aveva un tempo, quando c’erano Tognoli e Pillitteri». Ai musulmani dunque non resta che «votarsi» a Tettamanzi. Arrivando a invitarlo in un momento dal forte valore simbolico come la preghiera al teatro Ciak.
Come osserva Shaari, «mi farebbe molto piacere se potessi incontrare il cardinale, anche per ringraziarlo personalmente. Per me qualsiasi circostanza può andare bene. Anche se quella più significativa sarebbe proprio domani mattina (stamattina, Ndr), in occasione della preghiera finale del Ramadan. Se l’arcivescovo intende partecipare, le nostre porte sono spalancate». Mentre riferendosi alla Lega, il presidente di viale Jenner aggiunge: «Ha scoperto che terrorizzando la gente con il discorso sui musulmani recupera voti. È una fabbrica di consensi che utilizza come materia prima la paura». A stretto giro la replica del capogruppo del Carroccio, Matteo Salvini, per il quale «è ridicolo sentire certe parole in bocca a Shaari, che occupa dei locali dove sono passati ben nove personaggi accusati di terrorismo internazionale. In un Paese normale, uno come lui sarebbe già stato messo in galera o espulso». E aggiunge il leghista: «Se fossi in Tettamanzi mi preoccuperei di essere diventato il faro della comunità islamica a Milano. Anche se il cardinale è libero di fare il pastore del gregge che preferisce. Se proprio ci tiene, però, faccia pregare i musulmani nei locali della Diocesi. Perché nel Comune di Milano non c’è spazio per costruire una moschea».

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