Moschea a Milano, arrivata la richiesta in Comune. Ma Maroni: "Rispettare le radici"

Il sindaco Pisapia: "Pronti a costruire la moschea". La richiesta al vaglio di una commissione. Maroni apre ma avverte: "Siano rispettate le nostre radici"

Moschea a Milano, arrivata la richiesta in Comune. Ma Maroni: "Rispettare le radici"

Dopo che il sindaco Giuliano Pisapia aveva aveva indetto l'albo per la costruzione di nuovi luoghi di culto, al Comune di Milano è recentemente arrivata la richiesta per edificare una moschea nel capoluogo meneghino. Richiesta che non vede nemmeno il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ideologicamente contrario. A patto, però, che vengano rispettate le radici del nostro Paese. "Chiunque può venire in Italia - ha avvertito il governatore - però deve rispettare il nostro modo di vivere, le tradizioni e la cultura".

A Milano il piano di governo del territorio (Pgt) prevede nuovi spazi da adibire a luoghi di culto. "Si tratti di una moschea o di altri luoghi di culto di altre religioni, noi siamo assolutamente pronti e aperti", ha spiegato Pisapia che, nel suo programma elettorale, aveva posto tra le priorità proprio la costruzione di una moschea. A Palazzo Marino una commissione sta, infatti, vagliando le domande che sono arrivate al Comune. A margine di una conferenza stampa che si è tenuta all’arcidiocesi di Milano per presentare l’arrivo del patriarca Bartolomeo, atteso in Italia il 14 maggio, Maroni ha, tuttavia, fatto presente che "la vera integrazione si ha però nel rispetto delle tradizioni culturali e religiose di un territorio, della nostra storia, delle nostre radici. E le nostre sono cristiane". Per il governatore lombardo, questa deve, dunque, essere "la regola che deve essere rispettata". Anche il cardinale Angelo Scola, che era presente all'incontro, ha condiviso la posizione del segretario leghista: "Nel dialogo e nel rispondere a una esigenza effettiva, deve essere costruita tenendo conto della fisionomia della nostra storia e della nostra cultura". L'arcivescovo di Milano ha, quindi ricordato, l'esperienza di Venezia dove l’idea di costruire una moschea nella città lagunare si era rivelata sproporzionata proprio perché "non rispettava questi criteri".

In Comune, però, gli esponenti lumbard, e non solo, sono pronti a dare battaglia e chiedono un referendum tra i cittadini, prima di qualsiasi decisione. Dai banchi della Lega Nord, il capogruppo Alessandro Morelli precisa le parole di Maroni: "Nessuna apertura alle moschee, il governatore ha espresso una posizione netta rispetto a un tema che è visto come un problema da tutti". Il consigliere del Carroccio ha, percoò, chiesto a Pisapia di "depennare dall’elenco degli interlocutori del Comune quelle associazioni che per anni delle regole si sono fatte un baffo" e poi annuncia "battaglia" affinché siano "i cittadini ad avere l’ultima parola". Ed è questa, la consultazione dei milanesi, la posizione comune nel centrodestra. È dello stesso parere, ad esempio, il collega di partito Massimiliano Bastoni che, oltre a chiedere "garanzie" sul tipo di attività che verranno eventualmente svolte all’interno del luogo di culto e sugli interlocutori, ribadisce come "la volontà dei cittadini milanesi ed in particolar modo di coloro che dovranno convivere con tale realtà deve essere rispettata". Stesso approccio quello dell'ex vicesindaco Riccardo De Corato che pretende "un referendum cittadino", in caso di un’unica grande struttura, o "referendum di zona", nell’eventualità di tante piccole moschee. Una richiesta, ha sottolineato l’ex vicesindaco, che "facciamo assieme all’intera opposizione" perché "prima di dare il via libera è necessario ascoltare i milanesi".

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