Moschee e chiese, 23 aree Evangelici più degli islamici

Piovono domande per realizzare nuovi centri in città Beccalossi: «Ma Sala deve controllare quelli abusivi»

Musulmani, evangelici, copti, buddisti. Al momento sono ventitre le associazioni religiose che hanno risposto all'invito del Comune, presentando un'istanza per la realizzazione di nuovi luoghi di culto a Milano.

La nuova strada intrapresa da Palazzo Marino dopo il flop del vecchio bando prevede che gli uffici comunali raccolgano le domande degli enti interessati, per poter poi predisporre il piano delle attrezzature religiose. Questa sorta di censimento delle intenzioni maturate dalle varie sigle religiose vedeva fissato nel 2 novembre la sua prima scadenza. E a oggi sono 23 le richieste che risultano all'assessorato. Va detto però che il numero è destinato a salire, visto che nelle ultime ore potrebbero essere arrivate altre domande e il Comune ha già fatto sapere che il termine di due giorni fa non sarà considerato perentorio. «L'invito lanciato dall'Amministrazione - dicono da Palazzo Marino - è stato quindi accolto da molte delle comunità presenti in città, di confessione cristiana evangelica, islamica, cristiana ortodossa e buddista». «L'ampia partecipazione è il modo giusto per avviare il percorso con cui arrivare a garantire a tutti un luogo dignitoso per pregare», commentano la vicesindaco Anna Scavuzzo e l'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran.

Scorrendo l'elenco delle associazioni aderenti, colpisce la larga partecipazione di sigle evangeliche, mentre al momento gli enti musulmani interessati sarebbero solo sei. Fra queste i centri di via Padova, viale Jenner e via Quaranta. Ma ci sono anche i turchi di Milli Gorus, già al centro di molte polemiche, e l'associazione «Al Waqf», conosciuta come ente di gestione dei beni islamici, presieduto da Mohamed Maher Kabakebbji, dirigente del Caim, il coordinamento dei centri islamici milanesi. «L'impressione è che l'islamismo politico stia serrando i ranghi in vista di un progetto nazionale generale» commenta Matteo Forte, capogruppo di Milano Popolare. Ma anche l'imam di Segrate Abu Shwaima conferma di aver firmato la sua istanza. Il Comune ha spiegato che i richiedenti che abbiano in mano un'area adeguata potrebbero avere la strada spianata. Ora comunque si apre una fase di valutazione delle proposte, «che ci consentirà - precisano Scavuzzo e Maran - di proseguire con la pianificazione urbanistica richiesta dalla legge regionale».

E in effetti dopo il braccio dei mesi scorsi, la Regione ora apre uno spiraglio sulla possibilità che la strada scelta dalla nuova giunta sia quella giusta: «Finalmente - commenta l'assessore all'Urbanistica Viviana Beccalossi - il Comune conferma che l'unica strada per realizzare nuovi luoghi di culto in città è quella di seguire la via della legalità, cioè l'iter indicato dalla legge regionale che prevede una variante generale al Piano di governo del territorio che contenga il Piano delle attrezzature religiose. Una procedura che richiederà, nella migliore delle ipotesi, un anno e mezzo di lavoro».

Ma Beccalossi incalza Sala sui centri esistenti: «Mi piacerebbe che il sindaco sposasse la strada della trasparenza e del rigore non solo per le future costruzioni, ma anche quando si tratta di condividere informazioni su moschee irregolari o nascoste dietro sigle di centri culturali. Lo hanno fatto molti sindaci lombardi».

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