Nel reparto finito nella bufera «I medici sono ancora sotto choc»

Anche una psichiatra tra i quattro indagati Gli ispettori: «Ci sono criticità da correggere»

Il corridoio è tempestato di fiocchi azzurri e rosa. Le mamme passeggiano lente in vestaglia, con la mano sulla schiena. I papà sono dei tutto-fare commoventi: spingono la culla del loro piccolo trofeo infagottato e ammiccano sorridenti a tutti quelli che incrociano. «Visto che capolavoro?» dicono con gli occhi.

Così deve essere. E così era ieri mattina nel reparto di maternità della clinica Mangiagalli. Il reparto della gioia, delle copertine ricamate, dei biberon, delle coppie che tornano a casa in tre.

Le immagini della morte di Claudia Bordoni, delle lenzuola piene di sangue, delle urla disperate di sua madre sembrano scene lontane. Per le pazienti neo mamme lo sono e la maggior parte di loro nemmeno sa della tragedia che si è consumata la scorsa settimana al primo piano, nel reparto dedicato alle patologie dalla gravidanza. Non è così per i medici: loro quelle immagini le hanno ben impresse nelle mente.

Ginecologhe e ostetriche sono estremamente professionali con le pazienti, sorridono, le incoraggiano. Ma nel cuore hanno una pesantezza che proprio non va giù. La tensione è parecchia. Tutto il personale ha ricevuto la direttiva di non parlare con nessuno del caso di Claudia, morta a 36 anni assieme alle due gemelline che portava in grembo da sei mesi. Sulla questione c'è un'inchiesta aperta, oggi si terrà l'autopsia sul corpo della giovane e in reparto arriverà la squadra d'indagine voluta dalla Regione Lombardia. Gli ispettori ministeriali inoltre avrebbero già individuato alcuni elementi di criticità, su cui intervenire con azioni di miglioramento, sia alla Mangiagalli sia negli altri ospedali coinvolti, pur riconoscendone l'alto livello di cure. È comprensibile capire che si tratta di momenti molto delicati.

Ma il silenzio dei medici non suona affatto come omertà per proteggere i colleghi indagati. È una forma di delicato rispetto. Verso la famiglia di Claudia e verso le due ostetriche e le due dottoresse indagate. Tra queste una giovane ginecologa e una psichiatra, chiamata per una consulenza e per cercare di calmare Claudia, arrivata in reparto in stato di forte agitazione e tenuta sotto monitoraggio per una notte intera prima che si consumasse il dramma. «In quel momento di turno c'erano loro ma poteva capitare a chiunque di noi, per questo siamo tutti molto vicini alle colleghe» si limita a dire una dipendente dell'ospedale. Tutti sono scossi, una tragedia del genere non si consumava da trent'anni almeno. Claudia è morta nel letto della corsia dell'ospedale nel giro di pochi minuti, a causa - pare - di un'inarrestabile emorragia gastrica. E ogni tentativo di rianimare lei e salvare le due gemelline con un cesareo d'urgenza è stato vano. Non ci sono fiori nella stanza di Claudia, non ci sono fotografie. Non sarebbe giusto nei confronti delle altre pazienti. Ma alcuni medici hanno chiesto a suor Stefania, l'assistente di don Giuseppe, un momento di preghiera in forma privata. Nessuna messa ufficiale, solo di qualche minuto di raccoglimento.

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