Nella stangata «virtuale» aumentano Imu e Irpef

Il Bilancio «virtuale» ancora non s'era visto. Succede anche questo a Palazzo Marino, dove intanto la giunta Pisapia si è presa altri dieci giorni di tempo per far quadrare i conti con l'ultima leva, quella delle tariffe. Ieri il sindaco ha riunito gli assessori per un lungo vertice sui conti, dalle 10 del mattino a sera, intervallato per Francesca Balzani (che ha la delega al Bilancio) da incontri separati prima con i sindacati, poi con la maggioranza e infine l'opposizione. L'unica elemento certo a fine giornata è la delibera con cui la giunta approva le nuove leve fiscali: aumento dell'Irpef dallo 0,4 allo 0,8 e abbassamento dell'esenzione da 33.500 a 15mila euro (c'era persino un'ipotesi a 12mila) per incassare 110 milioni in più all'anno. Accanto alla stangata sui redditi, quella sull'Imu prima casa, che aumenterà dallo 0,4 allo 0,55%, un punto e mezzo che equivale a 82,5 milioni di euro. Per coprire il buco che dai 437 milioni di partenza è sceso con i tagli a 231 milioni, tolte le entrate fiscali mancano ancora all'appello 38,5 milioni. Saranno recuperati parte con dividendi delle partecipate e parte con il ritocco delle tariffe, dalle mense alle piscine agli abbonamenti Atm. Ha ricordato bene il sindaco che «per alcune l'adeguamento Istat è fermo da 10 anni». Gli ex sindaci Albertini e Moratti non le hanno mai toccate. Ma sarà oggetto della prossima e forse ultima puntata, il 3 giugno, quando la giunta dovrà votare formalmente il Bilancio. Ma «chiederemo al governo - è l'escamotage di ieri - di poterlo tenere aperto: l'approvazione per i Comuni è prevista il 30 giugno ma Roma ha annunciato entro il 31 agosto la riforma del fisco immobiliare e il ridisegno dell'autonomia fiscale per gli enti locali». Dunque, sostengono Pisapia e Balzani, «è impossibile chiederci di approvare i conti in un contesto così eccezionale. Oggi diciamo che saremmo costretti a farli quadrare alzando Irpef e Imu. Procederemo con l'iter, per approvare il Bilancio in giunta il 3 e in aula entro il 30 giugno, pronti a fermare il treno appena il governo ci conceder la proponga. Siamo tranquilli, abbiamo fiducia che non potrà negerla a noi e agli altri Comuni». Ma se non arrivasse nè lo stop, nè una riforma fiscale che consenta di trattenere in città - è la richiesta di Pisapia - tutta l'Imu sulla seconda casa che i Comuni dovrebbero versare allo Stato, quindi a Milano 340 milioni, chi salverà i milanesi dagli aumenti decisi ieri dalla giunta? Diventerebbero effettivi. Senza se e senza ma. «Chiediamo di poter tenere aperto il Bilancio e partecipare alla riforma fiscale» insistono. Con ordini del giorno in aula, Milano chiederà quindi al governo di poter congelare l'approvazione dei conti fino a settembre, di concedere la deroga al Patto di stabilità per Expo, di trattenere tutta l'Imu sul territorio («non dovremmo aumentare le tasse»), fondi straordinari per il trasporto locale (Pisapia chiederà anche al governatore Maroni più contributi per la M5 «mi ha sorpreso che li abbia dati solo a Brescia e non a Milano»), di non far slittare la Città metropolitana e istituire con essa una tassa di scopo.

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