Milano

Il nipote di Rameau all'Elfo Puccini

Il nipote di Rameau all'Elfo Puccini

"Il nipote di Rameau" non è altro che il doppio del famoso filosofo Diderot. Rameau è il noto compositore francese settecentesco e suo nipote uno strano perditempo con a sua volta una sua filosofia di come stare al mondo. Il noto filosofo, uno dei padri dell'Enciclopedia, di diverte a scambiare con lui più di quattro chiacchiere e tra genialità e sregolatezze, tra concetti che pesano ma che nessuno espone in modo del tutto imprudente, al Teatro dell'Elfo-Puccini di Milano fino al 10 marzo va di scena con la regia di Silvio Orlando sul palco il nipote di Rameau, (per le scene anche Eduardo Erba), una commedia divertente e interessante, un testo iniziato nel 1961 e portato a termine dopo 20 anni; la prima edizione è stata in lingua tedesca tradotta da Goethe nel 1805. La copia gliela aveva data Shiller che a sua volta la ricevette da Caterina II di Russia (Diderot aveva inviato il manoscritto all'amica). Ma non è finita qui, un altro grande fini con l'interessarsi del manoscritto di Denis Diderot e fu Hegel che lesse nelel parole scritte sul nipote fallito del musicista Rameau, nella sua spavalderia e imprudenza nell'arte dell'inganno, seppur ragionato, spacciato come vertù suprema, il nocciolo della teaoria della "negazione per la negazione". Nonostante Hegel lo definì fatuità della cultura", Diderot si lascia leggere nel raccontare il fluire della vita di tutti i giorni, della sua abitudine alle cinque del pomeriggio di passeggiare verso Palais Royal e in caso di cattivo tempo di rifugiarsi nel Cafè de la Règeunce, dove osserva la gente giocare a scacchi e dove incontra Jean-Francois, un avverturiero cialtrone e parassita. Un musico (Testa), una cameriera (Rondanini), assistono ai loro dialoghi.
Il nipote di Rameau è uno strano tipo e non si ha la certezza che sia veramente il nipote del noto compositore, sebbene qualche nota l'ha scritta anche lui e la fa uscire da una clavicembalo o spinetta che è nel locale. Il testo divenne noto dopo la morte del filosofo-scrittore e ammirato tanto dal fatto da essere considerato il suo capolavoro. Ma torniamo alla scena; Diderot, curioso delle teorie dello strano individuo che con grande calma lo sta a sentire e replica al nipote di Rameau portandolo alla logica e al senso morale del bene per l'individuo e per la collettività. Il cortigiano amorale forse per vocazione, il musicico fallito riduce tutta la vita a pura finzione e riesce in modo paradossale  a ribaltare la visione del giusto o dello sbagliato, del genio o della mediocrità, della natura umana e delle possibilità di redimerla: "libero servo per padroni a tolleranza variabile". Questo è il libero mercato delle idee spaventa Diderot e fatica a ricondurrre i propri riferimenti etici davanti a così tanta sicura sfrontatezza. Intuisce in quelle idee l'annuncio di un futuro turbolento. Il testo è più che mai attuale per i suoi contenuti. Anche le profonde mutazioni nella nostra società civile non sono poi così dissimili da quelle di allora. In scena le contorsioni intellettuali de "Il nipote di Rameau", assumono un nuovo e violento impatto e il pericolo di nuovi motivi di aspri divertimenti. Orlando, commediante e malinconico, è abile a vestire i panni di un "satiro filosofo", parassita amorale che dice: "fare il ruffiano è un mestiere considerato e i politici lo sanno bene".
L'Io è dell'autore, lo scomodo lavoro di dire le cose sporche che creano adulatori inetti, dai toni melliflui. Bravissimo Orlando in sintonia con il professionista Amerigo Fantoni.
Così con "Il nipote di Rameau" al primo demistificatore della storia letteraria, un uomo che sa distinguere tra malvagità e il tono con cui essa viene raccontata. L'idea di Diderot è quella di scoprire il "mostro"? L'eccezione rispetto alla regola?
Variazioni serie sulla sregolatezza e buffonerie, di ciò che è fuori misura, ma che affascina ancora oggi più di ieri. Sembra proprio che ciò che emerge da questo testo non sia mai uscito dagli altri suoi scritti o personaggi. "Un modo per rivelare una parte di sè, del suo vero occulto sentimento". Fino al 10 marzo. Chiuso il lunedì.

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