"Non penserò solo ai criminali ma anche alle loro vittime"

Sergio Bracco: "I dati dei reati in calo non bastano se poi la gente si sente insicura, se c'è degrado e paura del diverso"

Non conosce Milano, ma l'ha sempre apprezzata, gli piace molto. «È una città migliorata di continuo negli anni» afferma fuori dalla sala delle conferenze stampa «Paolo Scrofani» di via Fatebenefratelli, subito dopo essersi accomiatato dalla folla di cronisti desiderosi di sapere cosa sia per lui la «milanesità». Impossibile per il nuovo questore Sergio Bracco avventurarsi in giudizi. Che infatti non esprime. Sguardo dritto, parole misurate ma non «calcolate», chiaro, disponibile quanto basta alla prima uscita. Cinquantanovenne, napoletano d'origine, gran parte della carriera (25 anni!) a Bologna dove ancora abita la sua famiglia e fino a qualche giorno fa questore a Genova dove si era insediato nel settembre 2016, Bracco solo all'apparenza però esprime concetti generici, da «presentazione», offrendo invece subito uno spiraglio ben preciso su quella che sarà la sua gestione.

«So che ci sono problemi di spaccio e piazze di grosse dimensioni - dice a chi non perde l'occasione per rammentargli subito la presenza di Rogoredo e del suo famigerato boschetto -, ma sotto questo profilo non possono fare tutto solo le forze dell'ordine. Ci vuole anche chi si occupa dei consumatori: gli operatori socio sanitari svolgono un ruolo importantissimo sotto questo aspetto nel recupero dei tossicodipendenti. Per me i blitz lasciano il tempo che trovano, credo piuttosto alla presenza costante».

Non sarà un questore «di strada», anche se la «strada» lui la conosce molto bene, ci ha passato quasi tutta la sua carriera di poliziotto. «Ovviamente non nasco questore, sono stato a lungo funzionario, ma sono consapevole del cambiamento di ruolo, in una città come Milano poi... - precisa - Tuttavia mi piace seguire i problemi, toccare con mano ciò che mi viene segnalato, desidero andare a vedere di persona, altrimenti non posso comprendere la portata dei fenomeni».

Scordiamoci (per fortuna) la figura del questore sceriffo. «Per me fondamentale è che la struttura che dirigo si renda utile alla città, se ci sono situazioni di disagio credo sia giusto intervenire. Non dico che così poi così il problema si risolva, ma almeno si analizza la situazione per poi fare qualcosa di concreto. Non sono uno da promesse facili, da poi ci penso io».

Quindi non si ci poteva certo evitare di parlare di percezione di sicurezza. «Il nostro compito istituzionale e obbiettivo prioritario è la sicurezza dei cittadini e la tutela dei loro diritti - è l'esordio di Bracco sul tema -. Bisogna fare un distinguo però tra la sicurezza rilevata che poi sarebbe l'andamento della delittuosità e quella percepita. Ciò che emerge dalle nostre banche dati in calo già dal 2014 e anche a Milano. A fronte di questo calo però corrisponde un aumento della percezione d'insicurezza. Per questo il nostro compito non può ritenersi esaurito nel far calare i reati, dobbiamo anche preoccuparci di come si sente realmente la gente».

Sulla sicurezza percepita Sergio Bracco ha le idee chiare: «Non dipende solo dalle forze dell'ordine, ma contribuiscono anche il degrado, la povertà, l'immigrazione, la paura del diverso. Su questi aspetti possiamo poco. Possiamo invece prestare maggiore attenzione alle vittime - conclude il nuovo questore di Milano -. Ci preoccupiamo molto di coloro che commettono i reati, un po' meno di quelli che li subiscono. Serve più attenzione in questo senso».

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