"È ora che la politica lavori alla ripresa"

Il sociologo: "Passata l'emergenza sanitaria, si curino economia e società"

"È ora che la politica lavori alla ripresa"

Flaminio Squazzoni, docente di Sociologia all'Università Statale e direttore del laboratorio Behave, oggi riaprono i mercati comunali coperti a 24 ore di distanza dall'ordinanza di chiusura. In questi mesi si sono susseguite ordinanze e misure contraddittorie che hanno ulteriormente complicato la vita delle persone alle prese con problemi gravi.

«In una prima fase dell'emergenza ci si è trovati davanti a sfide inimmaginabili. Gli uomini non sono abituati a vivere in contesti ambigui e confusi ed effettivamente i continui annunci e dietrofront non hanno fatto altro che peggiorare la situazione».

Non si parla solo di comunicazioni su che generi era possibile acquistare, ma anche comunicazioni contraddittorie su aiuti e contributi economici..

«In un primo momento l'unico principio guida è stata la salute pubblica»

Anche dal punto di vista delle misure di contenimento però la foga dell'annuncio ha confuso ulteriormente le idee

«Nella prima fase le decisioni pubbliche sono state legittimate da esperti e comitati scientifici, con una rilevante anche confusione di ruoli e di piani. Sicuramente c'è stata una dinamica fallace della comunicazione politica e la complessità della nostra democrazia e della struttura costituzionale del paese, con diversi livelli di competenze, non ha semplificato il lavoro dei decisori».

Più che un dibattito acceso tra maggioranza e opposizioni si è assistito al contrasto tra regioni diverse, tra amministrazioni e regioni e governo.

«Certamente! Contemperare i legittimi interessi di ogni parte è complesso, e in una prima fase emergenziale la politica ha vissuto giorno per giorno, ora è arrivato il momento di alzare lo sguardo».

Cosa intende?

«Bisogna ragionare sulla cosiddetta Fase 2, sulla ripartenza. È il momento che entrino in campo competenze diverse per studiare come far ripartire il Paese: servono sociologi, economisti, psicologi. I virologi hanno fatto il loro lavoro nella Fase 1, ma è evidente che il virus non scomparirà, e al contempo è urgente lavorare alla ripresa».

Circolano già date diverse anche sulla ripartenza. Questo non genera ulteriore confusione e il rischio che la gente allenti la presa e inizi a uscire?

«Le ricerche di psicologia aprono due scenari: se si dice che in una certa data si riapriranno le attività e riprenderà la vita sociale c'è il rischio di allentare le maglie e che le persone tendano ad anticipare la data. Dall'altro il costante clima di incertezza, in cui non si parla di ripresa, rischia di aumentare la frustrazione e la tensione sociale, che può sfociare in mobilitazioni. L'uomo è un essere che risponde alla decisioni, crea un senso e innesca una risposta. È necessario che il governo comunichi di essere al lavoro sul dopo. Ci saranno, infatti, da curare la salute mentale, la fiducia verso le istituzioni, le relazioni interpersonali, la socialità e problemi di salute pubblica legati a questa situazione».

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