Il Palazzo delle Scintille all'asta con incanto Sinistra e M5S polemici

Il Comune fissa una base di 14,2 milioni Rizzo: valutare il progetto e non solo l'offerta

É stato il primo palazzetto dello Sport a Milano, inaugurato nel 1923 su progetto dell'architetto Paolo Vietti Violi. Il Padiglione 3, ultimo superstite dell'ex Fiera Campionaria, nel 1946 anche ospitò la prima stagione estiva del teatro alla Scala, dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Ora che è stato completamente restaurato e si trova ai piedi dei grattacieli di Citylife, il Comune vuol trarre il massimo profitto dal «Palazzo delle Scintille». Sarà battuto all'asta il 18 dicembre con il meccanismo dell'incanto: la base d'asta è fissata a 14 milioni 235mila euro, i concorrenti dovranno presentare un'offerta economica in busta chiusa entro e non oltre le ore 12 del 16 dicembre e due giorni dopo il notaio aprirà i plichi e stilerà una graduatoria. A partire dall'offerta più alta, saranno concessi rialzi non inferiori ai 200mila euro, tre minuti di tempo dopo ogni rilancio. L'assessore al Demanio Roberto Tasca ha inaugurato il sistema delle aste con incanto lo scorso 29 marzo, per la vendita del «Pirellino» in via Melchiorre Gioia, e a quanto pare ci ha preso gusto. Il grattacielo che ospitava gli uffici dell'Urbanistica (prima del lavori di bonifica dall'amianto) è stato acquistato da Coima per la cifra record di 175 milioni, la base partiva da 78. Si sfideranno con rilancia da 50mila euro ogni tre minuti anche Prada, Armani, Tod's e Damiani che puntano ad affittare 302 metri quadrati in Galleria oggi occupati dal negozio Tim (si partirà da 670mila euro di canone annuale). Per l'ex Padiglione 3 della Fiera - ceduto dalla Fiera al Comune nel 2014 e restaurato dalla società CityLife come scomputo degli oneri di urbanizzazione secondaria - tentò per due volte una gara (aggiudicata in via provvisoria a TocketOne per realizzare un'arena per concerti) ma fu bloccata da ricorsi e controricorsi. Adesso ci riprova, cambiando metodo. Lo spazio di 20mila metri quadrati è disposto su quattro livelli ed p sottoposto a vincoli di carattere storico da parte della Soprintendenza che ha indicato le future possibilità di utilizzo, inserite nel bando: attività di interesse pubblico (culturali, espositive, sportive e fino a 2.550 mq di superficie destinata a vendita commerciale) che dovranno comunque essere approvate preventivamente dall'ente che tutela i beni culturali. «Le vandita dell'ex Padiglione - spiega l'assessore Tasca - è un altro passaggio rilevante del percorso per la valorizzazione del patrimonio immobiliare per finanziare interventi in periferia. E la strada della vendita attraverso l'asta pubblica è il modo più corretto e trasparente di stimolare il mercato, rispettare le regole della concorrenza e allo stesso tempo valorizzare economicamente un bene». Il Comune fa presente che negli ultimi anni la palazzina è stata utilizzata come location per sfilate di moda, eventi, feste private.

E il consigliere di Milano in Comune Basilio Rizzo vuol vederci chiaro. L'esponente della sinistra radicale ha depositato ieri un'interrogazione per chiedere «quanto hanno fruttato gli usi privati negli ultimi anni e «se alla luce del valore storico della struttura, riconosciuto nel 2006, si consideri opportuno operare per un'alienazione solo sulla base dell'offerta economica e non anche nel quadro di proposte progettuali che ne indichino la destinazione finale e l'interesse pubblico, considerato oltretutto che sull'immobile risulta che siano state impegnate risorse per oltre sei milioni di euro a scomputo di oneri». Si definisce «abbastanza perplesso» anche il consigliere M5S Simone Sollazzo: «Svendere i gioielli di famiglia è sempre sbagliato se l'unica motivazione, come pare, è di fare cassa rimpolpando il bilancio del Comune. Chiedo all'assessore Tasca di chiarire in Commissione prima di procedere con l'asta».

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Commenti

salmodiante

Dom, 27/10/2019 - 19:29

Farneticano, lo stabile ha un vincolo, ripristinato negli spazi con oneri di urbanizzazione (sarebbero soldini che dovevano finire nelle casse comunali) va venduto per recuperare soldi da investire in opere necessarie come le vasche di laminazione, case popolari o le metropolitane.