Patrick, netturbino che regala fiori e sorrisi

Negozianti, signore anziane e i bimbi della ludoteca. Tutti "vittime" del suo bel gesto

Il vero elemento che contraddistingue Patrick Goitom, 63 enne italo eritreo, è il suo gran cuore. Da più di 30 anni, parte la mattina presto col suo motocarro verde dell'azienda Amsa, per la quale lavora come netturbino, e ripulisce i quartieri che gli vengono assegnati. Fin qui, penserete, che c'è di tanto generoso? Bisogna risalire allo scorso anno, quando durante uno dei soliti giri in zona Carrobbio, si ritrova davanti ad un chiosco di vendita fiori in piazza Largo Resistenza Partigiani. Poco dopo l'orario di chiusura, vede il proprietario del baracchino buttare via i fiori rimasti invenduti, ma ancora belli. Ecco manifestarsi la bontà del netturbino. Che si tratti di rose, tulipani, gladioli, margherite o viole, Patrick li raccoglie e li porta con sé, offrendoli a passanti che incontra per strada e a signore che si fermano ad ammirare le infinite sfumature che rivestono il suo motocarro. «Una mattina mi si affiancò una coppia in moto, io presi un mazzetto e lo diedi alla ragazza». Il suo è puro altruismo, autentico, reale, che va a scaldare il cuore della gente e a regalare sorrisi. «Avevo appena raccolto l'ennesimo quantitativo di fiori e piante che sarebbe finito al macero, passai a fianco ad una ludoteca e decisi di regalare i fiori ai bambini, che a loro volta hanno dato alle loro mamme. Da quel momento fare un salto dai miei piccoli amici è d'obbligo». Da un anno infatti Patrick va a trovare sempre i piccoletti del «Mini Art Factory» e mai a mani vuote. «Io ho passato l'infanzia in collegio, lontano dai miei genitori. Quante volte avrei voluto che qualcuno si fosse preso cura di me».Il dipendente Amsa è diventato «l'eroe» di questi piccini e un esempio che già qualcuno ha voluto emulare. «Quando mi vedono arrivare col furgoncino carico di colori e profumi, cominciano a richiamare la mia attenzione per avvicinarmi a loro. Una mamma mi ha raccontato che il figlio Davide di 4 anni, l'ha straziata così tanto per avere il giubottino catarifrangente che uso per lavorare, e l'ha dovuto accontentare. Il giorno dopo si è presentato a scuola con quello addosso», ha raccontato emozionato.

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